Cronaca Italia

Amazon, il lato oscuro dell’azienda. Lavoratori: “Siamo una catena di montaggio”

Amazon, il lato oscuro dell'azienda. Lavoratori: "Siamo una catena di montaggio"

Amazon, il lato oscuro dell’azienda. Lavoratori: “Siamo una catena di montaggio”

PIACENZA – Lavorare nello stabilimento di Piacenza del colosso Amazon è un sogno che si realizza? Non proprio, a detta dei lavoratori. Anche il grande Amazon creato da Jeff Bezos presenta un lato oscuro ed è quello che riguarda le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti. A sette anni dall’apertura lavorano nello stabilimento di Castel San Giovanni, vicino Piacenza, almeno 2000 persone tra cui 700 interinali, che ogni giorno sfornano oltre 400mila pacchi. I turni di lavoro sono pesanti, pausa caffè e bagno ridotta all’osso e anche per la pausa pranzo il tempo è limitato, l’obiettivo è solo produrre i pacchi da spedire in tutta Italia entro 24 ore.

Fabio Poletti sul quotidiano Il Secolo XIX scrive che i sindcati ora hanno deciso di intevenire. Beatrice Moia, delegata sindacale che lavora in Amazon, ha raccontato:

“Ma tutto questo ha un prezzo che paghiamo noi. Il lavoro è ripetitivo come una catena di montaggio. Le patologie al tunnel carpale, al collo o alla schiena non si contano. Quando si tratta di stilare il foglio che registra il malessere, i manager fanno pressione perché non si scriva che è correlato al lavoro”.

I lavoratori ora iniziano a denunciare le condizioni di lavoro sotto stress e precarie, come Franck Kouassi che viene dalla Costa d’Avorio:

“Trotto tra gli scaffali almeno 20 chilometri al giorno. Non c’è pausa per il caffè. Per andare in bagno devo chiedere al caporeparto. La pausa pasto è di mezz’ora ma si conta da quando si lascia il reparto, tra andare e tornare dal posto più lontano se ne vanno 8 minuti. Per 1200 euro al mese”. Dicono che i neoassunti o gli interinali, i dipendenti hanno un badge blu gli altri verdi, i primi 5 mesi li fanno al turno di notte. Non c’è Natale né Capodanno. Chi non vuole lavorare il 24 dicembre lo chiede ma non è gradito chiederlo. Cesare Fucciolo assicura che la vita in reparto è dura e assai breve: “Ci spremono come limoni. Dopo 5 anni offrono 5000 euro per andarcene. Hanno bisogno di personale fresco”.

Dopo sei anni lo scontro è iniziato e Francesca Benedetti, del Cisl, ha dichiarato:

“Certi reparti sembrano le catene di montaggio degli Anni 50». Pino De Rosa dell’Ugl parla di un’azienda fino ad oggi sorda: «Non danno dati su infortuni e provvedimenti disciplinari». Il capo del personale a Castel San Giovanni Carlo Franzini declina l’invito a commentare. Risponde Elena Cottini che cura la comunicazione di Amazon: «In questi anni ci siamo impegnati a creare un ambiente di lavoro attento con particolare cura al problema della sicurezza. Il salario dipendenti è nella fascia alta della logistica. Tra i benefit offriamo l’assicurazione sanitaria privata. Ogni volta che è possibile offriamo ai dipendenti opportunità di avanzamento interno. A chi vuole terminare la fase lavorativa con noi proponiamo “The offer” un aiuto economico per intraprendere altre strade. Ma il tasso di abbandono è basso. Il 3,05% nel 2015 e il 2,55 nel 2016».

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