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Amianto Olivetti, giudice: “Riesaminare 12 casi di morte”

IVREA (TORINO) – Colpo di scena al processo per l‘amianto allo stabilimento Olivetti di Ivrea (Torino): il giudice ha ordinato la revisione dei campionamenti biologici relativi ai dodici ex lavoratori dell’industria piemontese morti per malattie riconducibili, secondo l’accusa, all’esposizione all‘amianto. Un accertamento con cui si intende fugare ogni dubbio sulla correttezza delle diagnosi.

Fra i diciotto imputati ci sono Carlo De Benedetti, il fratello Franco De Benedetti e l’ex ministro Corrado Passera. La mossa del giudice non è consueta ma è la conseguenza di una sollecitazione della stessa procura di Ivrea. Erano stati i consulenti tecnici delle parti in causa a manifestare delle perplessità: quello della pubblica accusa aveva affermato che era necessario approfondire tre casi di morte, quello del responsabile civile Telecom era dubbioso su quasi tutti.

Nel corso dell’udienza di lunedì il professor Enrico Pira, per conto della difesa di De Benedetti e Passera, ha affermato che uno dei lavoratori morì per una occlusione intestinale e non per un mesotelioma pleurico.

Nelle scorse settimane una squadra di polizia giudiziaria, su mandato della dottoressa Stoppini, ha raccolto i vetrini istologici, custoditi in diversi ospedali, e li ha consegnati al reparto di anatomia patologica dell‘istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano), dove saranno riesaminati alla luce delle migliori tecnologie attualmente disponibili. Ad occuparsene sono proprio i consulenti di Telecom e pm, in maniera congiunta.

I test sono cominciati il 29 aprile e proseguiranno il 13 maggio. “E’ un accertamento che completa il quadro probatorio”, dice il procuratore capo Giuseppe Ferrando. “Naturalmente – aggiungono fonti vicine agli inquirenti – era possibile disporre una perizia super partes interpellando altri specialisti. Ma con la soluzione scelta dal giudice si guadagna tempo e si risparmiano soldi”.

L’iniziativa presa da Stoppini è vista con favore dalla maggior parte dei difensori, che da sempre sostengono l’assoluta mancanza di responsabilità da parte degli alti organi dirigenziali della Olivetti rispetto alle patologie che colpirono i lavoratori. Gli avvocati ribadiscono che l’azienda fece tutto il possibile per scongiurare i rischi per la salute dei dipendenti. La revisione è prevista anche per i casi di due persone ammalate, Bruna Luigia Perello e Pierangelo Bovio Ferassa. Le indagini della procura di Ivrea si sono basate sull’analisi delle cartelle cliniche. Solo per una delle vittime, Domenico Rabbione, venne svolta l’autopsia.