Blitz quotidiano
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Andrea Soldi morto di Tso. “Messo pancia in giù, non volevo”

"Mi hanno ordinato di metterlo a pancia in giù, ma io non volevo". E' un barelliere, autista dell'ambulanza, quello che parla in questa intercettazione

ROMA – Andrea Soldi morto di Tso. “Messo pancia in giù, non volevo”. “Mi hanno ordinato di metterlo a pancia in giù, ma io non volevo”. E’ un barelliere, autista dell’ambulanza, quello che parla in questa intercettazione con l’operatrice del 118. Lui ha appena effettuato il Tso ad Andrea Soldi, un uomo con problemi psichici che dopo quel ricovero, dai metodi piuttosto brutali, è morto in ospedale. Siamo a Torino, è il 5 agosto del 2015. Andrea Soldi è malato di schizofrenia, segue una terapia anche se non con regolarità. Non è aggressivo, ma in zona lo conoscono perché a volte parla a vanvera. Quella mattina il suo psichiatra e 3 agenti di polizia locale procedono con il ricovero obbligatorio, il Tso.

Ma l’uomo, più tardi, muore in ospedale. Strangolamento, dirà l’autopsia chiesta dalla famiglia che da subito ha chiesto giustizia e chiarezza. Oggi gli agenti e lo psichiatra sono indagati.

Il barelliere-autista, poche ore dopo quell’intervento di Tso, è al telefono con l’operatrice del 118: “Noi eravamo lì, abbiamo aspettato il secondo psichiatra. Ha firmato e la polizia ha effettuato il Tso che secondo me è stato però un po’ invasivo, nel senso che l’han preso al collo e l’hanno….e l’hanno fatto un po’ soffocare, insomma. Poi lo psichiatra e l’infermiere mi han detto di caricarlo e siccome aveva le manette a pancia in giù, io questo l’ho scritto sulla scheda perché io non volevo farlo… solo che a me mi hanno ordinato proprio di metterlo a pancia in giù e di portarlo così”.

Il Corriere della Sera mostra in esclusiva due fotografie in cui si vede bene la posizione di Andrea e si vedono i tre vigili e gli operatori del 118 tutt’attorno. Le scattò un ex carabiniere in pensione, Sebastiano Pischedda, con il cellulare dal suo balcone di casa. “Non si trattano così nemmeno le bestie da portare al macello” fu il suo commento. “Se ripenso a quella scena mi viene da piangere. Io ho portato la divisa per una vita, so cos’è il senso del dovere e dello Stato. E il senso dello Stato qui non c’era”.

“Quello si è messo dietro di lui e gli ha stretto il braccio attorno al collo. E che non mi si venga a dire che non è vero, so distinguere un collo da un petto”.


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