Cronaca Italia

Angela Calise Moroni morta dopo 29 anni di coma: marito rifiutò eutanasia

Angela Calise Moroni morta dopo 29 anni di coma: marito rifiutò eutanasia

Angela Calise Moroni morta dopo 29 anni di coma: marito rifiutò eutanasia

L’AQUILA – Angela Calise Moroni si è spenta nel suo letto nella casa di Avezzano dopo 29 anni di coma. Un’intera vita in stato vegetativo, accudita dalle 5 figlie e dal marito Nazzareno Moroni che rifiutò l’eutanasia, nonostante i medici lo avessero avvisato che la moglie non si sarebbe mai più svegliata. Un coma profondo che si è interrotto con la sua morte il 30 marzo a 64 anni.

Il Messaggero racconta la storia di Angela e della sua famiglia. Il 25 gennaio 1988 Angela Calise Moroni era in casa, stava servendo la cena quando è svenuta e ha battuto la testa. Il marito, studente di medicina all’università di Chieti, la rianima e fa ripartire il suo cuore. Poi la corsa in ospedale, dove i medici danno il tragico annuncio: la donna è in stato vegetativo, per lei non c’è più nulla da fare, a parte staccare la spina e donare gli organi. Ma Nazzareno, diacono e catechista neocatecumenale, non riesce a spezzare la vita di sua moglie e così rifiuta l’eutanasia:

“Madre di cinque figlie, 64 anni, si era sentita male il 25 gennaio del 1988 e da allora è stata ininterrottamente assistita dal marito Nazzareno, dalle stesse figlie Clara, Stefania, Benedetta, Noemi e Elisabetta e dalla sorella Antonina. Da bambine, le figlie sono tutte diventate adulte e hanno famiglia. Alcune sono sposate e a loro volta hanno figli, una ha adottato un bambino. Ma non si sono mai sottratte al compito di assistere Angela e non hanno mai dimenticato il messaggio ribadito dal papà. Ora come allora, quando avvenne il dramma: «Una vita umana resta tale fino a quando il Signore non la toglie». Così commenta la morte della moglie Nazzareno Moroni, diacono, catechista del Cammino Neocatecumenale, che non ha mai voluto staccare la spina.

Fu lui il primo ad assistere Angela quando, 29 anni fa, cadde a terra per le conseguenze di un’influenza che lei portava in piedi preparando la cena a suo marito e alle sue figlie. Nazzareno, allora studente di medicina all’Università di Chieti dove era approdato dopo i cinque anni allo Scientifico di Avezzano, le praticò il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Riuscì a farle ripartire il cuore e la portò all’ospedale di Chieti. Nonostante la lunga degenza, Angela non ha ripreso mai conoscenza. I medici avrebbero voluto prelevare gli organi. «Tanto non c’era più nulla da fare», dissero a Nazzareno. Ma per il marito Angela non avrebbe «mai smesso di vivere, per l’eternità». Se la riportò a casa e la curò amorevolmente opponendosi a ogni interruzione di assistenza. Decisione motivata pubblicamente con il rifiuto dell’eutanasia”.

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