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Angela Nesta, ginecologa: Infarto, famiglia non accetta

ROMA – La morte di Angela Nesta, mamma di 39 anni, e della piccola Elisa, decedute la notte di Santo Stefano durante il parto all’ospedale Sant’Anna di Torino sarebbe stata una tragica fatalità che non si poteva prevedere. Dice il referto che Angela è stata stroncata da arresto cardiocircolatorio. Un “infarto imprevedibile” secondo la dottoressa Chiara Benedetto, che dirige il reparto di ostetricia e ginecologia. E neppure l’autopsia è riuscita a dare una risposta definitiva sebbene i famigliari, come è comprensibile, non riescano ad accettarlo.

L’esame autoptico, durato l’intera giornata di martedì, ha solo chiarito che delle quattro ipotesi fatte – un farmaco, un ictus, il peso o una malformazione – nessuna è confermata. Serviranno ulteriori accertamenti, istologici e tossicologici per evidenziare altre eventualità. Come per esempio quella di una morte per embolia da liquido amniotico. Comunque imprevedibile. O per escludere gli ipotetici effetti fatali di un farmaco somministratole per accelerare la dilatazione.

Resta il fatto che Angela è una su diecimila. Una delle donne che in Italia ancora muoiono di parto e c’è ben poco da fare. Persino in una struttura specializzata come il Sant’Anna di Torino, considerato all’avanguardia non solo in Italia: nel 2014 è risultato al primo posto in Europa per numero di parti. Per la piccola Elisa poi le chance erano ancora più basse. Le statistiche di mortalità perinatale sono ben più tragiche, attorno ai tre su mille. Ma è raro che a morire siano entrambe, mamma e figlia, ragion per cui si cerca di capire se ci sia stata una causa comune.

Angela è stata ricoverata il 23 dicembre e fino alle 23 del 26 dicembre il feto stava bene.E’ stata visitata più volte, come da protocollo, nella fase prodromica. Decorso regolare ma il travaglio andava per le lunghe e i medici hanno consigliato ai famigliari di rientrare a casa per la notte. Poi improvvisamente l’utero si è dilatato e da quel momento è stata portata in sala.

Secondo l’équipe medica, Angela era molto agitata e ha rifiutato l’ultimo tracciato, quello che avrebbe potuto monitorare il cuore della bimba e far capire se qualcosa non andava. Questo il racconto del primario al Corriere:

“La signora ha chiamato e ha detto che preferiva stare sdraiata per terra. Non voleva, nonostante l’indicazione dell’ostetrica, mettersi sul letto. Soltanto dopo varie insistenze, pare che si sia alzata e abbia accettato di andare a piedi, quindi era cosciente, nella sala visita. Poi, sempre con una certa difficoltà nel convincerla, il personale, ed erano in tre, l’ha convinta ad andare in sala parto. Non sappiamo perché non volesse andarci. A volte in quei momenti può capitare di reagire in modo irrazionale. Quando sono riusciti a portarla in sala parto, i medici hanno allertato tutti, perché la signora non era molto collaborativa. Hanno chiamato l’anestesista per affrontare il travaglio e in totale sono arrivate sette persone tra medici e ostetriche. Questo anche perché la signora era in sovrappeso e non era di conseguenza facilmente controllabile”.