Cronaca Italia

Anis Amri, rete di contatti in Italia: case ad Aprilia, tunisini in cella…

Anis Amri, rete di contatti in Italia: case ad Aprilia, tunisini in cella...

Anis Amri, rete di contatti in Italia: case ad Aprilia, tunisini in cella… (nella foto Ansa, Amri alla stazione Centrale di Milano)

LATINA – Anis Amri in cella in Italia frequentava solo tunisini. Ed è possibile che avesse una rete di contatti alle porte di Roma, per la precisione in provincia di Latina. Ed è tra questi tunisini che gli investigatori provano a cercare la rete di contatti che potrebbe aver aiutato l’autore della strage di Berlino del 19 dicembre nella sua fuga. Tre sono state le perquisizioni disposte dalla Procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato di Berlino, due delle quali in particolare in abitazioni di Aprilia, in provincia di Latina.

In queste due case Anis Amri sarebbe stato ospite, secondo quanto accertato dal pm Francesco Scavo, lo scorso anno. Nelle stesse case potrebbero ancora risiedere alcune persone che hanno avuto rapporti con il terrorista tunisino. Persone vicine al radicalismo islamico con cui Amri sarebbe venuto in contatto nei suoi quattro anni di detenzione e nel suo peregrinare, a causa dell’indole violenta, per ben sette istituti di pena. Si sta infatti scavando nel suo passato dal momento del suo sbarco a Lampedusa nel 2011.

La storia carceraria di Amri in Italia comincia il 23 ottobre dello stesso anno dopo che, con altri 4 immigrati, appicca il fuoco al centro di accoglienza di Belpasso, vicino Catania. Colleziona ben 12 procedure disciplinari nei 4 anni di detenzione, è violento, aggressivo, poco religioso ma ad un certo punto incline a comportamenti sospetti, assimilabili a quelli di un soggetto che medita un percorso di radicalizzazione. Per questo si stanno passando al setaccio i nomi e le case dei suoi compagni di cella, ne ha cambiati molti, visto il soggetto turbolento.

Quando esce dal carcere l’Italia prova ad espellerlo ma la Tunisia non recepisce le richieste italiane. Dunque, scaduti i termini per trattenerlo, viene emesso per lui un decreto di allontanamento dal territorio nazionale e contemporaneamente, a giugno 2015, tramite la questura di Palermo, l’Italia segnala ai paesi europei inseriti nella banda dati Schengen che Amri è persona non gradita e inammissibile sul territorio europeo. Dunque la prima segnalazione della pericolosità di Amri arriva nella banca dati Schengen per mano italiana il 23 giugno 2015.

Quando nel dicembre 2015 la Germania rintraccia il tunisino sul suo territorio e rileva che ha contatti con ambienti radicalizzati chiede, appunto, all’Italia foto e impronte digitali di Amri. “Poche ore dopo”, sostengono ambienti dell’intelligence, l’Italia invia ai colleghi tedeschi la documentazione. E non sarà l’unico scambio tra Italia e Germania. Il 17 febbraio 2016, infatti, l’Italia invia agli investigatori tedeschi il nutrito fascicolo giudiziario di Amri. La Germania ha infatti ricevuto dal tunisino una richiesta di permesso di soggiorno e chiede di nuovo all’Italia informazioni dettagliate sulla carriera criminale dell’uomo.

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