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Annamaria Franzoni chiede affidamento ai servizi sociali

BOLOGNA – Annamaria Franzoni, la mamma condannata per l’omicidio del figlioletto Samuele nella loro villetta di Cogne, ha chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali: la sua istanza è stata discussa nella mattinata di giovedì 14 aprile davanti al tribunale di Sorveglianza di Bologna, che si è riservato la decisione, attesa tra qualche giorno. Ma la Procura generale ha dato parere negativo alla concessione.

Condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele, ucciso a Cogne nel 2002, Franzoni è in detenzione domiciliare nella casa di Ripoli Santa Cristina, sull’Appennino bolognese, dal 26 giugno 2014, quando uscì dal carcere della Dozza. Assistita dagli avvocati Paola Savio, Lorenzo Imperato e Cristiano Prestinenzi, la donna ha avanzato dunque la domanda per attenuare ulteriormente la misura.

La difesa di Franzoni, non presente in aula, aveva allegato all’istanza documentazione sul luogo in cui svolgere l’attività in affidamento in prova, su cui si mantiene riservatezza. “Le relazioni sono molto positive”, ha commentato l’avvocato Savio.

Un anno fa, nell’aprile del 2014, lo stesso Tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva deciso una proroga della detenzione domiciliare per Annamaria Franzoni nella casa di Ripoli di Santa Cristina. Una decisione che era di fatto attesa, dopo che il procuratore generale di Bologna, Attilio Dardani, nell’udienza per decidere se prorogare o meno la misura, aveva espresso parere favorevole.

In quel piccolo Paese dell’Emilia Franzoni accudisce il figlio minore, Gioele, e prende parte alla vita del paese. Come aveva raccontato all’epoca il suo avvocato,

“E’ entrata in un tran tran domestico che peraltro era quello che voleva. E’ contenta, segue i suoi figli, fa la mamma, cucina, lavora: insomma una persona normale”.

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  • Assassini attori in tv: Olindo, Parolisi, Franzoni...
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