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Violenza in ospedale Collemaggio: Asl assolta, niente risarcimento alla vittima

MILANO – Un infermiere dell’ospedale Collemaggio a L’Aquila ha violentato una paziente che soffre di sclerosi multipla. Una violenza avvenuta il 4 giugno di 20 anni fa e per cui l’uomo è stato condannato dalla Cassazione a cinque anni e due mesi di carcere. L’accusa è di violenza aggravata con l’aggravante di essere stata compiuta nell’esercizio di un pubblico servizio. Il giudice in sede civile ha assolto la Asl, a cui la vittima aveva chiesto un risarcimento, perché la condotta dell’infermiere esulava dalle sue mansioni.

Per il giudice la responsabilità dell’Asl va esclusa (anche se non vi è un difetto di legittimazione passiva) perché “la condotta” dell’infermiere “esulava completamente dalle mansioni a lui affidate” e l’uomo non avrebbe perseguito “finalità coerenti con l’interesse dell’Ente, essendo le stesse, invece, a queste contrastanti”. Motivazioni che non sono affatto piaciute al legale della donna, Danilo Buongiorno del Foro di Milano, perché “costituiscono un pericoloso precedente”:

“In questo modo la mia assistita non vedrà un euro. Il risarcimento disposto dal giudice a carico dell’imputato non ci sarà mai, perché nullatenente ed è anche contumace nel processo”.

Motivazioni quindi “inaccettabili” per Buongiorno pronto a impugnare il provvedimento anche perché il giudice cita nella sentenza una consulenza tecnica d’ufficio, “chiara ed esaustiva” la quale ha accertato che la donna è affetta da

“disturbo da stress post-traumatico, attualmente non complicato, di grado moderato, riconducibile causalmente alla violenza subita”.

La sclerosi, peraltro, dopo un trattamento farmacologico aveva subito “una regressione dal 1996 al 1998, ma a causa della patologia psichica insorta a seguito della violenza” la malata “non poteva beneficiare di tale transitorio miglioramento”. Nonostante questo, nessun risarcimento da parte dell’Asl alla quale erano stati chiesti circa 220mila euro. Il magistrato ha anche disposto la compensazione delle spese legali tra la donna, l’Asl e l’assicurazione.


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