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Antinori, al via il processo e mostra il tatuaggio: “Poteri forti mi vogliono avvelenare”

MILANO – “Mi vogliono avvelenare, questo è il mio tatuaggio salva-vita”. Così Severino Antinori, il ginecologo accusato di aver prelevato a forza ovociti a un’infermiera spagnola, si è presentato ai giornalisti dinanzi all’aula del Tribunale di Milano, nel giorno delle prime udienze. Si è sbottonato la camicia e ha mostrato il marchio che si è fatto fare sul petto: “È la sintesi della mia cartella clinica, con gruppo del sangue, interventi subiti e tutto il resto. I poteri forti mi vogliono avvelenare, nel caso succeda i medici potranno salvarmi”.

Il medico deve rispondere dei reati di rapina, sequestro di persona, lesioni personali aggravate, estorsione, falso materiale e ideologico. Secondo l’accusa avrebbe espiantato ovuli a un’infermiera spagnola, dopo averla immobilizzata e sedata contro la sua volontà. In origine i procedimenti a suo carico erano due, ma ora sono stati riuniti in un unico processo che lo vede dunque imputato anche per aver preteso il pagamento di 28 mila euro da parte di una coppia che si era rivolta a lui per il concepimento di un figlio.

“Qui si processa la libertà di scienza – è sbottato il ginecologo prima di entrare in Aula – Io porto avanti le battaglie di Marco Pannella“. Poi ha mostrato il tatuaggio.

Il giorno del rinvio a giudizio Antinori si dichiarò “vittima di una persecuzione“. Rivolgendosi ai pm disse: “Sono vittima del più grave errore giudiziario degli ultimi 30 anni, peggio di Tortora. È un complotto per punire migliaia di coppie italiane che si rivolgono alla fecondazione eterologa per avere un figlio”.