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Antinori si difende: “Infermiera che mi accusa è dell’Isis”

MILANO – “Era una dell’Isis. Lei l’ha buttata su quella cosa (il furto di ovociti) perché l’ho scoperta”. Così il ginecologo Severino Antinori, arrestato venerdì scorso perché accusato di aver rubato gli ovuli a un’infermiera spagnola, si difende al telefono col TgR Lombardia. Il medico, dopo essere stato denunciato dalla sua infermiera, si trova ora agli arresti domiciliari nella sua abitazione a Roma, e potrebbe sostenere l’interrogatorio di garanzia venerdì.

A suo dire sarebbe stato vittima di un complotto, orchestrato non solo dall’infermiera, ma da un indistinto “mondo arabo”. Queste le sue parole raccolte da una troupe di Pomeriggio Cinque mentre il professionista era affacciato alla finestra. “E’ chiaro che si tratta di un evidente complotto organizzato dal mondo arabo. Mi ha calunniato, l’infermiera non è spagnola, viene da Marrakech. Ha ordito una specie di complotto, a dimostrare che queste tecniche sono vergognose, falsando la verità”.

In merito ai segni di violenza che la dipendente riportava, Antinori ha detto che se li sarebbe procurati da sola facendosi male “davanti a testimoni”. “Nessun tipo di violenza”, ha aggiunto Antinori. “Lei si è auto-lesionata. All’uscita si è fatta male con il bastone, abbiamo 30 prove”.

“La signora – ha aggiunto il ginecologo – si è sottoposta a tecniche di ovodonazione, con tanto di spiegazione in spagnolo e in arabo. Non era ignara. Ha tentato, io non volevo, mi ha incontrato l’11 novembre in un locale dove si gioca, dove si balla… Sapendo il mio nome… io dico ‘ma come fai a sapere il mio nome?’, e glielo dico in francese, in italiano e in spagnolo. ‘So che lei è molto bravo e vorrei donare gli ovuli’, vabbè… arrivederci… dopo due ore è nel mio albergo”.

“Non è vero – ha concluso Antinori – che lei è stata forzata, è tutto falso. Il magistrato ha le carte. Violenza di nessun tipo, lei si è auto-lesionata. All’uscita si è fatta male con il bastone, abbiamo 30 prove. Io avrei reagito in modo violento per far dimostrare che lei… che io… sono una persona malvagia. E’ chiaro che lei mirava anche al denaro”.

Il prelievo coatto di ovuli, secondo la denuncia della donna, sarebbe avvenuto il 5 aprile presso la clinica Matris, gestita da Antinori e da sempre famosa per essere riuscita a portare a termine gravidanze ritenute impossibili, ora sotto sequestro. La ragazza, un’infermiera spagnola di 23 anni, al tempo lavorava per Antinori. Il medico l’avrebbe prima convinta a sottoporsi a una visita ginecologica. Con la scusa di curarle una cistite ovarica, le avrebbe iniettato ormoni. Poi la avrebbe immobilizzata e sedata, prelevando contro la sua volontà 8 ovuli da fecondare e reimpiantare nel corpo di donne sterili.

Nell’0rdinanza di custodia cautelare il giudice per le indagini preliminari, scrive: “L’impellente bisogno di reperire ovociti, idonei all’immediato impianto nell’utero delle clienti, nell’esclusiva ottica di massimizzazione del profitto, induceva Antinori e le sue collaboratrici a comportamenti spregiudicati”. Il ginecologo ora sotto accusa, “obnubilato dalla finalità di guadagno”, avrebbe agito “con indifferenza nei confronti della dignità e del corpo della donna”.  Tali considerazioni si riferiscono anche alle “due segretarie, disposte a tutto pur di assecondare i desideri del datore di lavoro” e per le quali è stato disposto l’obbligo di dimora. Si tratta della 27enne Marilena Muzzolini e della 28enne Bruna Balduzzi. 


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