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Antonio Di Pietro dovrà risarcire 2mln a Occhetto-Chiesa? Lui dice: “Non devo nulla”

ROMA – Antonio Di Pietro condannato a pagare 2 milioni e 694 mila euro al movimento dei riformisti di Achille Occhetto e Giulietto Chiesa, il Cantiere, in base a un decreto ingiuntivo del Tribunale di Roma, secondo il quale l’ex pm incassò indebitamente nel 2004 anche la loro quota di rimborsi elettorali, essendo alleati dell’Idv alle europee di quell’anno.

Di Pietro però afferma di nulla dovere e anticipa cause e vittorie giudiziarie.

Intanto Striscia la Notizia gli ha tributato il Tapiro d’oro, perché il fondatore dell’Italia dei Valori, come si legge in una nota diffusa da Striscia,

“è stato condannato dal Tribunale di Roma a pagare 2.700.000 euro di rimborso per spese elettorali al gruppo di riformatori di Achille Occhetto e Giulietto Chiesa, suoi alleati alle elezioni europee del 2004. Raggiunto dal Tapiroforo Valerio Staffelli, Di Pietro non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione”.

Con una e-mail del 10 ottobre Antonio Di Pietro afferma:

“A Chiesa e ad Occhetto non devo nemmeno un euro: carta canta”.

Questo il testo della smentita di Di Pietro:

“Un’altra giornata di fango è passata e da domani mi tocca prendere nuovamente carta e penna e querelare i soliti organi di informazione che hanno sparato a caratteri cubitali (sia su carta, sia in rete) la falsa notizia secondo cui sarei stato “condannato” (per alcuni addirittura con “sentenza”) a pagare 2,7 milioni di euro ad un movimento politico facente capo a Giulietto Chiesa ed Achille Occhetto, quale quota parte che – secondo la loro versione dei fatti – spetterebbe loro a titolo di rimborso elettorale che io avrei ricevuto a seguito delle elezioni al Parlamento europeo del 2004. Nulla di più falso. Ho semplicemente ricevuto un decreto ingiuntivo del Tribunale di Roma che – su richiesta di Giulietto Chiesa e sulla base della sua sola prospettazione – mi ha sì “ingiunto” di pagare tale somma ma ha anche disposto (come prevede la legge in questi casi) che ho “diritto di proporre opposizione” contro il predetto decreto nei prossimi 40 giorni. In tal caso semplicemente si instaurerà un normale processo ordinario in cui il giudice dovrà ascoltare anche la mia versione dei fatti e visionare anche la documentazione a mia disposizione e solo allora potrà decidere con “sentenza” da che parte sta la ragione. E’ ciò che farò anche questa volta, come peraltro ho già fatto nelle diverse altre volte che lo stesso Giulietto Chiesa (ed il suo difensore avv. Paola) hanno richiesto e provvisoriamente ottenuto decreti ingiuntivi simili a quello odierno. Prossimamente mi farò carico anche di mettere in rete i tanti altri provvedimenti (giudiziari, amministrativi, contabili e parlamentari) che hanno smentito le assurde pretese avanzate dai rappresentanti della suddetta associazione ma sin d’ora allego due documenti che – da soli – già sono più che sufficienti a smontare alla radice tali pretese. Mi riferisco alla “Attestazione allegata all’accettazione della candidatura per l’elezione al Parlamento Europeo sottoscritta (addirittura davanti ad un notaio) da Giulietto Chiesa” e da Achille Occhetto (vedi allegato) in occasione delle predette elezioni europee del 2004. In tale attestazioni c’è scritto, nero su bianco che “compete all’Italia dei Valori il diritto a richiedere e usufruire dei rimborsi di cui alla legge 157/99 e legge 156/2002” (appunto i rimborsi elettorali all’epoca vigenti) e c’è anche scritto che “è facoltà dell’Italia dei Valori poter utilizzare il simbolo della lista “Società civile-Di PietroOcchetto”. Più chiaro di così! Solo chi non vuol capire non capisce. Ma siccome gli organi di informazione sanno tutto ciò da molti anni, perché affermano falsamente che il giudice avrebbe emesso una “sentenza” (inesistente) in cui sarei stato “condannato” (il che non è vero) a pagare 2,7 milioni di euro?”.

Secondo Giulietto Chiesa, al Cantiere spettavano poco più di 5 milioni di euro. Ma non videro nemmeno un centesimo di quei soldi perché furono incassati da un’associazione parallela composta da Di Pietro, sua moglie Susanna Mazzoleni e la tesoriera Silvana Mura. La Camera però, sottolinea l’avvocato Francesco Paola difensore di Occhetto e Chiesa, ha sborsato finanziamenti a un soggetto giuridico che per legge non aveva alcun titolo ad incassarli, perché non era né un partito né un movimento.

Di qui la sentenza contro Di Pietro che dovrà risarcire in solido la metà dell’importo originario. “A prescindere dalle dinamiche interne tra politici – spiega il legale al quotidiano la Repubblica – questa vicenda mette in evidenza la scandalosa noncuranza con cui l’ufficio di Presidenza della Camera ha gestito i rimborsi elettorali, senza fare nessun controllo e pregiudicando inevitabilmente i naturali equilibri politici. Se quei soldi fossero arrivati nelle mani giuste, oggi il gruppo di Giulietto Chiesa sarebbe sicuramente in Parlamento”.

Occhetto e Chiesa chiederanno risarcimenti anche alla Camera: “Deve assumersi la piena responsabilità come ente pagatore di fondi erogati indebitamente”. Nessun commento dall’ex leader Idv.