Blitz quotidiano
powered by aruba

Antonio e Stefano Maiorana, trovati scarpa e sacco in scavi

PALERMO – Una scarpa e un sacco con delle macchie rosse sono stati rinvenuti nel corso di alcuni scavi a Palermo. Potrebbe essere la svolta nelle indagini sulla scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio di 47 e 23 anni spariti nel nulla il 3 agosto 2007. Lo scorso ottobre il gip archiviò il caso che venne poi riaperto grazie a nuove rivelazioni.

I due imprenditori scomparvero dopo aver lasciato il cantiere edile di Isola delle Femmine, dove stavano realizzando degli immobili. La loro Smart venne ritrovata nel parcheggio dell’aeroporto palermitano. Dalle verifiche effettuate sulle telecamere di videosorveglianza dello scalo, però, risultò che padre e figlio non salirono mai su nessun aereo. Da allora gli investigatori hanno battuto diverse piste: dai falsi avvistamenti a Barcellona, a indicazioni rivelatesi fuorvianti. Di qui la richiesta al gip, da parte della Procura, di archiviare le indagini. Ma il giudice dispose nuovi accertamenti e ordinò di scandagliare con il geo-radar un ampio terreno nel quale fu localizzato il cellulare di Antonio Maiorana prima della scomparsa.

I due reperti rinvenuti nel corso di alcuni scavi sono ora all’esame del Ris. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, erano ricoperti da uno spesso strato di materiale solitamente utilizzato nell’edilizia. La scarpa è molto deteriorata. Dai test biologici si cercheranno di individuare eventuali tracce di acido o combustione. La novità segue alla riapertura dell’indagine disposta dalla Procura sulla base di alcune dichiarazioni raccolte.

Il pentito di mafia Vito Galatolo avrebbe messo a verbale dichiarazioni utili per le indagini. Come scrivono diversi quotidiani e siti d’informazione Galatolo avrebbe svelato anche retroscena sull’omicidio di Davide Romano, trovato e incaprettato in un’auto a Palermo il 6 aprile 2011. Il pentito parlerebbe di contrasti nel mondo della droga che avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare l’assassinio di Romano e anche quello di Giuseppe Ruggeri genero del mafioso Antonino Lauricella che si sarebbe messo in società con Romano per vendere la droga al di fuori dai circuiti decisi da Cosa nostra. La sera in cui Romano venne ucciso la polizia arrestò Nicolò Pecoraro in un condominio di corso dei Mille con una pistola in pugno. Subito venne ipotizzato che Romano era lì per minacciare o uccidere qualcuno. In quell’edificio abitava Ruggeri. Quest’ultimo e Romano vennero arrestati insieme nel 2008 in un’operazione antidroga.