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Antonio Taibi carabiniere ucciso. Inchiesta su offese online

CARRARA – Antonio Taibi carabiniere ucciso. Inchiesta su offese online. Un maresciallo dei carabinieri, Antonio Taibi, ucciso in modo assurdo da un uomo di 72 anni solo perché aveva fatto il suo lavoro, arrestando per droga uno dei figli del suo assassino. Una indagine che va avanti con il killer, Roberto Vignozzi, che continua a dire di aver sparato e di aver agito da solo. E ora parallela un’altra assurda indagine. Perché, come racconta il Tirreno, c’è chi, vigliaccamente nascosto dietro uno schermo e con identità false, si diverte a offendere la memoria di un carabiniere, un “gigante buono” come lo chiamavano i suoi colleghi, morto in modo assurdo.

Solo che ora famiglia Taibi e Carabinieri ne hanno avuto abbastanza e hanno deciso di aprire una inchiesta parallela volta a individuare e punire chi offende la memoria di Antonio Taibi. Scrive Il Tirreno che sono decine gli indagati:

Un’indagine parallela a quella sull’ omicidio del maresciallo dei carabiniere Antonio Taibi. E riguarda decine di persone, tutte quelle che hanno pubblicato post offensivi alla memoria del sottufficiale e all’onore dell’Arma a margine delle notizie lanciate sui siti dei quotidiani locali e nazionali. Sono parecchi quelli che rischiano di dover rispondere dei toni diffamatori usati nei confronti del militare, ma al momento il lavoro di identificazione è soltanto all’inizio e quindi nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati. La famiglia Taibi, però, sta pensando di tutelare la memoria del maresciallo. E presto potrebbero esserci novità, anche se il legale che rappresenta la moglie e i figli del sottufficiale, l’avvocato Riccardo Balatri, non ha presentato alcuna denuncia.

La caccia ai diffamatori da tastiera, come detto, è un’inchiesta parallela all’indagine vera e propria sull’omicidio. Che di fatto in questo momento di novità vere e proprie non ne offre. Se non che Roberto Vignozzi, il killer, rimane in carcere e resta sulla sua posizione di partenza: ha fatto tutto da solo. Come confermerebbero i risultati degli esami effettuati sull’arma usata dall’ex postino e l’assenza di tracce di polvere da sparo addosso ai figli Riccardo e Alessandro. Ma soprattutto il maggiore continua a essere un sorvegliato speciale da parte delle forze dell’ordine. E tra qualche giorno tornerà in un’aula di tribunale per essere giudicato per direttissima, dopo l’arresto avvenuto un paio di settimane fa su un treno regionale diretto ad Avenza.

Il commento del direttore de Il Tirreno Omar Monestier:

I carabinieri si sono incavolati, di brutto. E hanno ragione. Subito dopo la morte del maresciallo Antonio Taibi (nella foto), ucciso in un agguato sotto casa da un uomo armato, a Carrara, sui profili facebook erano fioriti i commenti più truci. Non sapevamo ancora nulla di cosa fosse successo, quale fosse il movente, chi fosse lo sparatore, che già decine di persone ci spiegavano tutto e non sulla base di fatti, che non potevano conoscere, ma in virtù di un loro pregiudizio nei confronti dell’Arma. E giù epiteti offensivi, e giù minacce a tutti i militari. A nulla sono valsi i tentativi di moderare i commenti, neppure da parte di altri commentatori i quali facevano giustamente osservare che la morte di un uomo va osservata con rispetto prima di tutto. Uno spettacolo disgustoso che, sul Tirreno, abbiamo cercato di contenere rimuovendo tutti i post offensivi. Orbene, è successa una cosa. I carabinieri hanno deciso che quelle offese sono qualcosa di più di una serie di ragli intestini. Hanno deciso che deve essere un magistrato a giudicare se essi sono tollerabili oppure no. Io credo di no. Ma la notizia nella notizia, avvalorata da alcune sentenze, è che non si può più offendere impunemente. Che la violenza sui social va contenuta, amministrata, repressa. E questo, naturalmente, vale per un’offesa ai carabinieri così come vale per un’offesa a qualsiasi essere umano. Esprimere una opinione è cosa assai diversa che nascondersi dietro una tastiera a seminar veleno. Finalmente si inizia a capire

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