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Apre posta della moglie che se ne è andata: multato

ROMA – Apre una lettera indirizzata alla ex moglie, che ha cambiato casa e gli ha dato il nuovo indirizzo a cui inviare la posta: condannato ad una multa di 60 euro e al risarcimento di danni morali con l’accusa di violazione di corrispondenza. E’ la decisione presa dalla Corte di Cassazione nei confronti di un uomo di 48 anni, Silvano F., che ha confermato le sentenze di primo e secondo grado emesse dal Tribunale di Monza e dalla Corte di Appello di Milano.

L’uomo aveva aperto la lettera che una finanziaria aveva inviato a sua moglie che se ne era andata via di casa durante il procedimento per la separazione e gli aveva scritto una mail con il nuovo indirizzo al quale farle recapitare la posta ancora pervenuta al domicilio coniugale.

“Già nell’aprile del 2010 – scrivono i giudici – la moglie aveva comunicato via posta elettronica al marito il suo nuovo recapito, presso il quale rimettere la corrispondenza a lei diretta”. La lettera “consapevolmente” aperta da Silvano F. arrivò nel maggio del 2010, quindi quando la moglie già gli aveva dato le sue nuove coordinate. “A fronte di tale fondamentale elemento, – prosegue la Cassazione – il quale lumeggia con chiarezza che l’avente diritto non delegava il marito all’uopo o consentiva una sua iniziativa al riguardo bensì richiedeva l’inoltre a sé della corrispondenza“, a nulla vale il fatto che la donna non si sia lamentata se Silvano apriva le bollette delle utenze dal momento che riguardavano la casa dove lui continuava a vivere.

Senza successo, il marito ha cercato di giustificarsi sostenendo di aver aperto la lettera per dare una mano alla moglie a sbrigare i suoi affari. Per la Cassazione, doveva essere evidente anche a lui che la moglie “era in grado di gestire i suoi affari, avendo chiesto l’inoltro della corrispondenza a ben specifico nuovo recapito”. Nella sua lamentela davanti ai supremi giudici, per la condanna ricevuta, Silvano ha cercato di mettere in cattiva luce la donna dicendo che “aveva una condotta di ostilità” non solo verso di lui ma anche verso tutti i suoi parenti.

“I pessimi rapporti intrattenuti” dalla signora “con la generalità dei suoi congiunti è condotta che contrasta patentemente” con la tesi del “consenso presunto a leggere la corrispondenza diretta alla stessa”, gli hanno risposto gli ‘ermellini’ condannando Silvano anche a pagare mille euro alla Cassa delle ammende e a rifondere mille euro di spese legali alla moglie. La signora dovrà anche essere risarcita.


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