Blitz quotidiano
powered by aruba

Ashley Olsen, legale Cheik Diaw: “Si sentiva sfruttato…”

Diaw parla di una morte accidentale, avvenuta perché avrebbe spinto la Olsen durante un litigio. E ancora oggi il legale è tornato a farsi sentire, dicendo che "il movente non c'è". Antonio Voce, che si occupa della difesa, ha parlato al termine dell'interrogatorio di garanzia. "Si è sentito trattato come un cane - ha detto -, come una sorta di prostituto".

FIRENZE – Tidiane Cheik Diaw non voleva uccidere Ahley Olsen. È questa la tesi che continua a sostenere la difesa del giovane senegalese, indagato per la morte di Ashley Olsen, l’americana di 35 anni ritrovata morta nel suo appartamento a Firenze.

Diaw parla di una morte accidentale, avvenuta perché avrebbe spinto la Olsen durante un litigio. E ancora oggi il legale è tornato a farsi sentire, dicendo che “il movente non c’è”. Antonio Voce, che si occupa della difesa, ha parlato al termine dell’interrogatorio di garanzia. “Si è sentito trattato come un cane – ha detto -, come una sorta di prostituto”. Intanto sabato 16 gennaio il gip, contestualmente alla convalida del fermo, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il senegalese.

Immagine 1 di 9
  • Ashley Olsen: Cheik Diaw e la macumba contro la poliziaCheik Diaw
  • Ashley Olsen
Immagine 1 di 9

La linea di difesa del senegalese continuerà ad assestarsi sull’ipotesi di “omicidio preterintenzionale”, spiega l’avvocato, dal momento che “lui non voleva ammazzarla”. “In casa – ha specificato Voce – hanno assunto altro alcol e droga” dopo averne già fatto uso in discoteca ore prima. Lei lo avrebbe buttato fuori di casa dopo un rapporto consenziente. “Lui le ha dato un pungo all’altezza della nuca – spiega il legale – lei e’ caduta per terra e si è rialzata. A quel punto lui le ha dato una spinta forte, è caduta ancora ed è in quel momento che ha sbattuto la testa. Diaw poi l’ha aiutata a rialzarsi prendendola per la spalla e per il collo”.

A digitare i numeri “11” sul cellulare di Ashley Olsen, non sarebbe stata la ragazza, ma Cheik Tidiane Diaw. A dichiararlo, lo stesso Diaw durante l’interrogatorio di garanzia. “Ha digitato “11” pensando, così ha detto, che fosse un numero di emergenza – ha spiegato l’avvocato Voce – poi ha provato a chiamare altre persone: il locale ‘Montecarla’ (luogo dove i due giovani si erano incontrati quella notte), ma non gli ha risposto nessuno, e poi i buttafuori per raccontare quello che era successo”. Inoltre Diaw avrebbe “preso il telefono della ragazza per sbaglio, perchè il suo telefono era accanto a quello della giovane – ha concluso Voce – il suo telefono non funzionava, così ha inserito la sua scheda nel telefono di Ashley Olsen”.

Intanto, da una delle intercettazioni telefoniche fatte dalla squadra mobile durante le indagini, sono emersi nuovi particolari. Cheik sapeva di essere braccato dagli investigatori, così si è giocato l’ultima carta e si è affidato alla magia nera: ha chiamato uno “specialista” in Senegal e gli ha commissionato una macumba contro la polizia. Costo del “servizio”, 20 euro, inviati attraverso un money tranfert. La conversazione tra Cheik e lo specialista di magia nera è stata registrata pochi giorni prima del fermo. Nella telefonata, il giovane si mostrava preoccupato per gli sviluppi dell’inchiesta, tanto da chiedere al suo interlocutore di allontanare da lui la polizia.


PER SAPERNE DI PIU'