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Asya Bosco, madre: “Aveva tumore, curata con antibiotico”

NAPOLI – Non si dà pace Maria Ciervo, madre della piccola Asya Bosco, la bambina di tre anni morta il 4 ottobre del 2014 per un un neuroblastoma al quarto stadio che aveva prodotto già metastasi. Il calvario della famiglia inizia nel 2013: la bambina si sente male e alcuni amici di famiglia consigliano di portarla allo studio Coronella ‘’perché lui è il migliore’’.

Peccato che la diagnosi di cancro non sia mai arrivata da loro. ‘’È un’infiammazione, dovete darle l’antibiotico’’, continuavano a dire il pediatra e la moglie, che lavorava nella struttura facendosi chiamare dottoressa senza avere alcun titolo di studio.

‘’A suffragio della tesi accusatoria, – si legge su Il Mattino – anche la consulenza tecnica del professor Luigi Cipolloni che, nella sua valutazione, ha parlato di ‘’colposa sottovalutazione della sintomatologia e omissione degli approfondimenti diagnostici’’. Di qui la misura cautelare per i coniugi. E il sequestro, il terzo dopo quello della guardia di finanza di Aversa, – era il 2012 e i sigilli scattarono dopo la morte di una neonata, vicenda prossima al giudizio – e quelli apposti dai Nas, un mese fa, rimossi su ordine del tribunale del Riesame’’.

‘’Da ieri, davanti alla villetta circondata di siepi in via Vaticale, è scomparsa anche quell’insegna col faccino sorridente e la dicitura ‘Pediatric center’, in inglese, che dava alla struttura, che Coronella ha inaugurato 17 anni fa, un tono di professionalità anglosassone. Lì dentro, da ieri, non ci sono neanche più i computer. Li hanno portati via, su ordine della procura di Napoli Nord, i carabinieri della compagnia di Casal di Principe, diretta dal capitano Simone Calabrò e dal tenente Gianfranco Iannelli. Cinque modem, in tutto, e una manciata di timbri. Verranno esaminati nei prossimi giorni. Angelo Coronella, pediatra e neonatologo, è ai domiciliari al piano superiore di quel villino, con sua moglie, Ersilia Pignata, un’insegnante che, secondo la denuncia della mamma della piccola Asia, si spacciava per medico. ‘Rispondeva al telefono e fissava le visite’, ha riferito la signora Bosco ‘’e io credevo che fosse anche lei un pediatra perciò lasciavo che la visitasse’’.

Ecco l’intervista della mamma di Asya a Repubblica.

“Questa volta Asya fu visitata da Coronella – racconta la mamma -, ci dissero che la moglie si stava occupando di altri pazienti. Le fece un’ecografia alla gola, disse che la bambina aveva dei muchi. Invece era una massa tumorale. Prescrisse cortisone e antibiotico. Ma mia figlia peggiorava. Tornai ancora e insistette con l’antibiotico. Non dimenticherò mai quello che mi disse: “Il problema di sua figlia è lei, signora. Con la sua ansia la farà diventare autistica”. Arriviamo così a quell’11 settembre e al pianto disperato di Asya. Questa volta non riusciva a urinare. “Non è niente, disse il dottore, vedrà che con la Tachipirina le passa tutto”. Ma lei continuava a piangere e tornati a casa i parenti ci consigliarono di portarla d’urgenza al Santobono”.

“Quando portai mia figlia all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli – ha raccontato la mamma a La Repubblica – mi dissero: ‘Signora strappi quelle prescrizioni, questo medico lo conosciamo, ha fatto anche altri guai’. In quel centro mi abbagliarono con i loro macchinari sofisticati. Ogni cosa costava cara: la visita, 70 euro, 10 un’iniezione, ma mai una ricevuta”.

“Una dottoressa le auscultò le spalle, – ha riferito ancora la donna – disse che sentiva qualcosa che non andava. Le fecero un’eco d’urgenza. Ricordo ancora la faccia di quel medico. Poi mi spiegarono. Io non volevo accettarlo, non capivo. Un’ambulanza trasferì la bimba al I Policlinico. Rimase sette giorni in rianimazione, non riusciva a respirare. È stata in cura per un anno, ma non ce l’ha fatta: il cancro era troppo avanzato. Mia figlia non c’è più, ma chi le ha fatto tanto male è giusto che paghi”.