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Un altro attico a Roma con i soldi dei bimbi malati: le accuse all’ex vescovo Miccichè

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Un altro attico a Roma con i soldi dei bimbi malati: le accuse all’ex vescovo Miccichè

ROMA – Un altro attico a Roma con i soldi dei bimbi malati: le accuse all’ex vescovo Miccichè. Un altro lussuoso attico in centro a Roma pagato con i soldi destinati ai bambini affetti da autismo o da problemi oncologici: stavolta al centro dello scandalo c’è monsignor Francesco Miccichè, fino al 2012 vescovo di Trapani, incarico da cui fu sollevato per un ammanco milionario dai conti della diocesi. L’attico in questione si trova al quarto piano di un antico palazzo nobiliare al numero 50 di via San Nicola di Tolentino, dietro piazza Barberini, gli ottocentomila euro utilizzati per acquistarlo (a prezzi decisamente di saldo) sarebbero stati sottratti alla Fondazione Campanile, attiva per i bisognosi in Sicilia.

Su Micciché indaga da 5 anni anche la procura di Trapani: gravi le accuse, appropriazione indebita e malversazione per la distrazione dei fondi dell’8 per mille. In Vaticano il dossier Miccichè è corposo, come confermato da monsignor Plotti (oggi deceduto), inviato dal Papa quale commissario per metter ordine nei conti della diocesi: “Io ho rilevato l’anomalia dell’acquisto di una casa privata intestata alla diocesi con soldi che avrebbero dovuto essere destinati alla cura dei bambini e alle finalità della Fondazione Campanile. Non è accettabile che siano stati buttati via 500.000 euro per l’acquisto di una casa privata a Roma in pieno centro storico sottraendo quella somma alla possibilità di destinarli alla cura di bambini con problemi psichici”.

L’ex vescovo indagato, che non è mai stato sospeso a divinis e che dice messa a Roma alla Confraternita dei siciliani, è un personaggio. Alla contestazione di monsignor Plotti sui 300mila euro cash utilizzati per il pagamento finale dell’attico, gli ha risposto sprezzante, “li ho trovati nel cassetto”. Rispetto alle conclusioni dell’inchiesta vaticana ha reagito con parole di fuoco: “Ho scoperto la pericolosità di una mafia ecclesiastica non meno potente, insidiosa e nefasta della mafia che il sistema giudiziario in Italia è impegnato a contrastare”.

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