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Aurora, morta di fame a 9 mesi. Un vicino: “Il padre canticchiava”

 

MILANO – Marco Falchi, accusato di aver maltrattato la figlia Aurora morta per denutrizione, “canticchiava dopo il decesso della piccola”. E’ quanto ha detto un vicino di casa dell’uomo in Corte di Assise a Milano, dove è in corso il processo a Falchi e alla moglie Olivia Beatrice Grazioli, accusati di maltrattamenti in famiglia aggravati in relazione al decesso della figlia Aurora, morta di fame a nove mesi nel febbraio del 2015.

“Nei giorni seguenti alla morte della piccola ho sentito venire dalla casa manifestazioni di euforia con il padre che cantava, c’è stato un momento per me incomprensibile di gioia da parte sua”, ha detto il vicino di casa della coppia, che ha anche riferito di alcune spese fatte dalla coppia proprio nei giorni seguenti alla morte della neonata. “La coppia, che faceva la questua con noi vicini, ha sostituito la caldaia e poi c’è stata quella cosa della macchina, erano sempre attorno a quell’auto per vedere che non avesse graffi o ammaccature”. Da un documento prodotto agli atti dal pm era emerso che i due imputati avrebbero comprato un’auto da 9.300 euro “nel giorno stesso del decesso della bimba”. 

Dall’inchiesta è emerso che la bambina riceveva un nutrimento insufficiente, viveva in condizioni igieniche precarie ed è morta per un arresto cardiocircolatorio provocato da “grave disidratazione” e “iponutrizione cronica”. In Corte d’Assise hanno testimoniato alcuni vicini di casa della coppia che hanno raccontato che i due chiedevano loro “latte” e “cracker” anche se poi, dopo la tragedia, avrebbero comprato “un’auto” nuova. 

All’inizio dell’udienza è stata sentita come teste anche la responsabile all’epoca dei servizi sociali della zona 6 di Milano, la quale ha riferito che la coppia (i due rischiano di essere condannati a 24 anni di carcere) “non si era mai rivolta a noi per chiedere aiuto”.

Un’anziana, che abita nel condominio di via Severoli dove i due imputati vivono ancora, ha spiegato che “lui andava in giro dicendo che non aveva voglia di lavorare e vivevano con la pensione del suocero e ad una festa di vicini si erano presentati senza invito per mangiare a sbafo”.

Una volta, ha aggiunto la teste, “ho detto a lui ‘fa freddo, copri la bambina’ e lui ha mimato il gesto di darmi uno schiaffo”. La donna ha raccontato anche che “la signora Grazioli disse a mia figlia che dava alla bambina da bere cinque bottiglie d’acqua e camomilla al giorno”.

Un altro vicino di casa, un filippino, ha spiegato che un giorno “mi hanno suonato alla porta per chiedermi del latte per la piccola, ma noi avevamo quello normale, non quello per neonati”.

Un altro vicino, che abita nell’appartamento sotto, oltre a raccontare di quelle “manifestazioni di euforia” di Falchi dopo la morte della piccola, ha detto che una vicina filippina gli raccontò “che per un motivo una volta Falchi le aveva dato in braccio la bimba e che puzzava, ma puzzava non in una maniera normale tanto che la passò nelle braccia” di un’altra vicina. Lo stesso testimone, poi, ha sostenuto che “spesso si sentiva gridare da quell’appartamento, la mia compagna sentì anche la donna che diceva ‘non le dare quel latte scaduto'”.

Sempre il testimone ha chiarito che dopo quel “momento per me incomprensibile di gioia” si sono sentite nei giorni successivi “tensioni e grida e una sera la signora Grazioli ha suonato alla mia porta e piangeva e diceva che lui l’aveva picchiata”.