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Avvocati: in Italia sono il triplo della media Ue. E fanno troppe cause per incidenti

ROMA – In Italia ci sono troppi avvocati, che intasano i tribunali con troppe cause, cause che troppo spesso riguardano incidenti stradali. Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera mette insieme dei numeri che fotografano impietosamente l’anomalia italiana.

Si parte dai dati del Cepej (European Commission for the Efficiency of Justice), assemblati da Leonardo d’Urso, collaboratore de lavoce.info:

“Ogni 100.000 abitanti ci sono in Europa 127 avvocati. Bene: la media italiana è di 406. Solo la Val d’Aosta (la più virtuosa con 139) si avvicina al resto della Ue. E la sproporzione via via si accentua fino a toccare a Roma e nel Mezzogiorno numeri da brivido: 524 «toghe» nel Lazio, 586 in Puglia, 652 in Campania, 664 in Calabria. Dove c’è un legale ogni 150 abitanti contro la media continentale di uno ogni 787. Cosa vorrà mai dire: che da noi i cittadini sono molto più tutelati? Ma dai!”

Il fenomeno riguarda tutte le principali città, basta scorrere alcuni articoli di Blitz:
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L’ordine professionale se ne è già accorto, così come se ne sono accorti gli aspiranti avvocati, che hanno incontrato selezioni più severe negli ultimi esami di Stato (all’ultimo scritto è passato solo un candidato su 4).

Già Pietro Calamandrei nel 1921, scrive Stella, si lamentava dell’alta densità di legali, in un saggio dal titolo “Troppi avvocati!”. Nel quale, tra l’altro, criticava “gli avvocati (che) riempiono le aule del Parlamento trasformandolo in Camera d’Avvocati”. Un secolo dopo, non molto sembra cambiato.

A Napoli, poi, non sembra cambiato niente da 300 anni. Sempre Stella ha rintracciato un brano di Montesquieu, datato 1729, in cui il pensatore francese osservava divertito ma non ammirato una peculiarità napoletana:

“Non c’è un Palazzo di Giustizia in cui il chiasso dei litiganti e loro accoliti superi quello dei tribunali di Napoli. Ho sentito dire dal Viceré che ci sono a Napoli 50.000 di questi “causídici”, e vivono bene. Lì si vede la Lite calzata e vestita”

Il capoluogo campano è l’epicentro dell’anomalia italiana. Ogni due cause per incidente stradale intentate in Italia, una è a Napoli:

“l’Ania (l’associazione delle imprese assicuratrici) metteva online il suo rapporto 2012-2013. Dove si legge che «delle oltre 240 mila cause civili pendenti davanti a un giudice di pace circa 150 mila sono concentrate in Campania e, di queste, 108 mila nella sola città di Napoli. Di quelle rimanenti, altre 26 mila riguardano la Puglia, mentre 18 mila sono quelle presenti in Sicilia e quasi 10 mila in Calabria. Escludendo il Lazio (e in particolare la città di Roma), con circa 16 mila cause civili pendenti, le rimanenti regioni d’Italia si suddividono in modo uniforme appena 23 mila procedimenti». Insomma, la Campania assorbe da sola il 61% di tutti i processi per i risarcimenti danni da incidente stradale che ingombrano gli uffici dei giudici di pace. E la città capoluogo, da sola, copre il 45% più di tutto il resto d’Italia messo insieme, tolta la Campania”.

Alcuni esempi fanno anche ridere, come il caso di Gerardo “Tapparelle” Oliva, un tappezziere napoletano che nel 1999 si presentò davanti al giudice per 650 volte: in ognuna di queste era stato testimone di un incidente stradale. In pratica ogni giorno assisteva a un paio di scontri, tamponamenti, investimenti di pedone…

Nanni Loy si sarebbe esaltato a raccontare la storia della famiglia che in un anno denuncia 12 incidenti, tutti con la stessa macchina. O della indistruttibile Lancia Y che in due anni sopravvive a 20 incidenti. O ancora della nonna tarantina di 85 anni che figurava alla guida di una moto Suzuki 1000: impennando come Valentino Rossi, sarebbe finita contro un auto che le stava davanti. Non male neanche la storia dei tre feriti (nulla di grave, il solito colpo di frusta) che si sarebbero fatti male a bordo di una Smart. Peccato che la Smart abbia solo due posti.


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