Blitz quotidiano
powered by aruba

Avvocati: va sanzionato chi chiama la collega “signora”

ROMA – Avvocati: va sanzionato chi chiama la collega “signora”. Si tratta infatt

i di “un comportamento disciplinarmente rilevante il professionista che, durante l’udienza, privi la collega del dovuto titolo di Avvocato (qualificandola semplicemente “signora”) ed usi verso la stessa espressioni sconvenienti ed offensive, idonee ad incidere negativamente sulla dignità e sul prestigio dell’avvocato stesso e della classe forense”.

Con tale motivazione il Consiglio Nazionale Forense ha quindi confermato la condanna della censura inflitta dal competente Consiglio dell’Ordine a un professionista, resosi responsabile di aver usato nei confronti di una collega, in udienza e anche al di fuori di questa, espressioni sconvenienti e offensive, privando la donna del dovuto titolo di avvocato.

Come spiega il sito Studio Cataldi:

La deontologia forense, infatti, impone all’avvocato di evitare l’uso di espressioni sconvenienti od offensive negli scritti in giudizio e nell’attività professionale in genere, sia nei confronti dei colleghi che nei confronti dei magistrati, delle controparti e dei terzi. La norma di riferimento è l’ex art. 20 del Codice Deontologico, oggi trasfuso nell’art. 52 del nuovo codice, rubricato “Divieto di uso di espressioni offensive e sconvenienti”.

La norma vieta l’uso di “espressioni sconvenienti od offensive”, e ciò a prescindere dalla rilevanza penalistica delle stesse (Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 settembre 2013, n. 168). La norma, va letta in combinato con l’art. 5, rubricato “Doveri di probità, dignità e decoro” (ora art. 9 NCDF) in base al quale “L’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà, correttezza, probità, decoro, diligenza e competenza”, doveri che vanno rispettati anche al di fuori dell’attività professionale al fine di salvaguardare la propria reputazione e l’immagine della professione forense.

 


TAG: