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Azora Rais alle vicine: “Rospe, chiattone, cornute…”

Azora Rais a processo per stalking: avrebbe detto alle vicine "rospe, chiattone, cornute...". Lei è l'attrice bulgara Lozanova Zornitza.

ROMA – Azora Rais di nuovo a processo: l’attrice bulgara Lozanova Zornitza, più conosciuta col suo nome d’arte, è infatti stata rinviata a giudizio per stalking nei confronti di alcune vicine. Secondo l’accusa avrebbe dato delle “rospe”, “ciccione”, “chiattone”, fino a “cornute” ad alcune donne che vivevano nel suo condominio a Roma. E con alcune di loro sarebbe andata giù ancora più pesante.

Come scrive Andrea Ossino sul Tempo:

Secondo la procura di Roma, la valkiria di un metro e ottanta venuta dall’Est, nota per le sue pose avvenenti e per una comparsata in “Distretto di polizia 4″, avrebbe molestato alcuni condomini. La vicenda sarebbe andata avanti per ben 2 anni. Tra il 2011 e il 2013 i vicini di casa della donna, che risiede vicino all’ippodromo Capannelle, avrebbero ricevuto alcune lettere anonime dal tenore poco signorile.

«Cicciona brutta sei tanto cornuta pensi solo a magnà perché nessuno ti vuole sc…» recitava una delle lettere rinvenute da una vittima nella buca delle lettere e nel giardino. Ancora: «Chiattona di m…, fai schifo, impiccati, rospa rognosa, la tua fine è vicinissima». Oppure: «Mostro cicciona morte… scrofa sei un peso per il mondo sparati… morta di fame cornuta… vattene o morirai». Non erano proprio parole d’amore quelle che la showgirl, famosa anche per le sue interviste con il re del trash Andrea Diprè, avrebbe proferito ai vicini di casa. Del resto non è la prima volta che l’imputata viene accusata di molestie. Qualche tempo fa è stata condannata a risarcire 300 euro per aver inviato sms imbarazzanti e aver ripetutamente chiamato un 39enne responsabile di un’agenzia romana di pratiche automobilistiche.

Ad aprile scorso l’attrice e cantante di origine bulgara Lozanova Zornitza, in arte Azora Rais, è stata coinvolta in una vicenda di carte di credito clonate. E’ stata in cella, in stato di fermo per tre giorni nel carcere romano di Rebibbia, prima di essere rilasciata. Ha deciso di raccontare la sua disavventura giudiziaria, dall’irruzione dei carabinieri anche nella casa del suo ex marito italiano, alla sua temporanea detenzione. Questa brutta storia la racconta alla sua maniera, da artista, con un’intervista un po’ sui generis rilasciata ad Andrea Dipré in cui però vuole soprattutto smentire quelle che ritiene essere le molte inesattezze con cui i media hanno trattato il caso, a partire dal lancio di agenzia che la qualificava affrettatamente e con molta approssimazione come “-star” e “capo della banda bulgara” del progetto criminoso.

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