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Balvano ’44, treno. 600 morti: più grande tragedia mondiale

ROMA – Balvano ’44. 600 morti: la più grande tragedia ferroviaria mondiale. Solo quando il treno merci Battipaglia-Potenza entrò alla stazione di Balvano, piccolo centro dell’entroterra lucano, si poté misurare l’entità di una tragedia mai vista: 600 cadaveri morti asfissiati, 600 corpi di persone che non avrebbero dovuto nemmeno metter piede sul treno. Il più grande disastro ferroviario del mondo. Una tragedia dimenticata. Era la notte tra il 2 e il 3 marzo del 1944, l’Italia divisa in due con il sud occupato dagli anglo-americani, la popolazione stremata e alla caccia disperata di cibo.

Clandestini sul treno. Per questo, per riuscire a metter le mani su qualcosa da mangiare nelle campagne interne in molti, in troppi salivano da clandestini sul treno della speranza, il treno che dai centri del napoletano assediati dalla penuria e dalla fame li avrebbe condotti dove si poteva barattare qualcosa per un po’ di farina. Alla stazione di Balvano non giunse il treno merci 8017, ma una camera a gas su rotaia: fatale una sosta prolungata in una galleria di due kilometri, in mezzo ai monti.

Galleria fatale. Qualcosa andò storto, il treno merci non riusciva a inerpicarsi sulla salita, troppa umidità, le ruote slittavano sulle rotaie: tutte le macchine spinte al massimo provocarono esalazioni di monossido di carbonio e acido carbonico letali. Due soli vagoni restarono fuori dalla Galleria delle Armi.

Macchinisti e fuochisti, i primi a svenire, non riuscirono da dare l’allarme. Il fumo tossico, anche per l’assenza di vento intrappolato nella galleria, non diede scampo. In 600 che non dovevano nemmeno esserci si addormentarono per sempre nel buio di un’anonima galleria tra i monti della Basilicata.

Soprattutto però la responsabilità della tragedia venne imputata alla scarsa qualità del carbone fornito dal Comando Militare Alleato. Questo carbone, di qualità nettamente inferiore a quello tedesco usato in precedenza, conteneva molto zolfo e ceneri, che rendevano poco affidabile il tiraggio dei fumi ostruendo le tubature della caldaia e abbassando il rendimento reale delle macchine.

Mancando un efficiente drenaggio dei fumi, all’apertura della bocca di lupo del forno i gas ritornavano in cabina, intossicando il personale e rendendo difficile la regolazione del forno, una situazione che poteva causare improvvisi cali di pressione alla caldaia. Senza uno stretto controllo dell’alimentazione, la capacità di trazione scadeva notevolmente, fino a far fermare la macchina in salita e a rendere impossibile la compensazione dello slittamento sulle rotaie. (Wikipedia)


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