Blitz quotidiano
powered by aruba

Banca Etruria insolvente: inchiesta bancarotta fraudolenta

Con l'apertura del quinto filone di inchiesta nel mirino degli inquirenti finiscono così tutti coloro che hanno governato la Popolare tra il 2013 e il 2015. Compreso l'ex vicepresidente dell'istituto Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi

AREZZO –  Banca Etruria insolvente: si apre l’inchiesta per bancarotta fraudolenta. Nel mirino degli inquirenti finiscono così tutti coloro che hanno governato la Popolare tra il 2013 e il 2015. Quindi, ci ricorda Fabio Tonacci su la Repubblica, il direttore generale Luca Bronchi, gli ex presidenti Giuseppe Fornasari e Lorenzo Rosi, ma anche i vice Alfredo Berni e Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena, oltre agli altri consiglieri di amministrazione.

Al momento non si conoscono i nomi delle persone iscritte nel registro degli indagati, ma si sa che il procuratore capo di Arezzo ha creato un pool di quattro magistrati, compreso lui stesso, dedicato solo al reato di bancarotta fraudolenta, quinto filone dell’inchiesta sul fallimento delle quattro banche popolari (Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Chieti e Cassa di risparmio di Ferrara).

Spiega Tonacci su Repubblica:

“La base di lavoro è l’ultima relazione ispettiva della Banca d’Italia, in cui sono indicate una serie di spese deliberate dal vecchio Cda che hanno contribuito al dissesto dell’Etruria. Il pool indagherà sui 17 milioni di euro di consulenze per verificare che fossero veramente necessarie. Così come andranno ricostruiti i passaggi dietro alla maxi liquidazione da 1,1 milioni di euro per l’ex dg Luca Bronchi, erogati a metà 2014 quando la banca era già in crisi. Ma il filone più consistente sarà quello dei fidi, i prestiti elargiti “agli amici” su interessamento dei consiglieri di amministrazione e diventati crediti deteriorati: Bankitalia ha segnalato 198 posizioni per un totale di 185 milioni di euro e ha scoperto decine di fidejussioni inconsistenti”.

Finché Banca Etruria ha avuto una liquidità sufficiente per operare, la procura di Arezzo non ha considerato queste spese come malversazioni. Ma la dichiarazione di insolvenza dichiarata giovedì 11 febbraio dal Tribunale fallimentare di Arezzo ribalta tutto.

Per i giudici c’è una “irreversibilità dello stato di crisi” del vecchio istituto ed un “drammatico ed irreversibile dissolvimento dello stato patrimoniale dell’ente”.

Gli altri quattro filoni d’inchiesta riguardano l‘ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia per il quale il 10 marzo appariranno dinanzi al Giudice per le indagini preliminari Giuseppe Fornasari, Luca Bronchi e il direttore centrale David Canestri; il secondo è quello delle false fatturazioni con avviso di chiusura indagini bis a carico ancora di Fornasari e Bronchi; il terzo il conflitto di interessi nel quale sono indagati Lorenzo Rosi e l’ex consigliere Luciano Nataloni; il quarto quello relativo alla truffa ai danni dei risparmiatori per le obbligazioni subordinate.

 

 


PER SAPERNE DI PIU'