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Beatrice Astone, morta a 3 anni per crisi respiratoria. Errore medici?

CARRARA – Di cosa è morta Beatrice Astone, una bimba di 3 anni che l’altra notte non è riuscita nemmeno ad arrivare viva in ospedale? E cosa nascondevano quelle crisi respiratorie che aveva da giorni, che i medici curavano con il cortisone ma che continuavano a ripresentarsi, gettando nello sconforto i genitori che per giorni hanno girato medici, presidi, pronto soccorso? Un’inchiesta della magistratura dovrà ora appurare perché è morta questa bambina di 3 anni di Carrara, come spiega La Nazione:

«La piccola sta benone. Continuate, in caso di necessità, a praticare l’aerosol al cortisone…. Domani potremmo capire meglio se i laringospasmi sono conseguenza di un’allergia e come meglio intervenire per superarli», aveva detto ai genitori che non si davano pace per quelli attacchi di affanno a corrente alternata sofferti da un po’ di giorni dalla figlioletta, nelle more del trasloco da Carrara a Sarzana.

Questo succedeva lunedì pomeriggio. Nella notte tra martedì e mercoledì Beatrice è morta:

E i militari del’Arma hanno acquisito, presso la direzione sanitaria del’ospedale Sant’Andrea, il carteggio relativo agli accessi di Beatrice al pronto soccorso pediatrico con conseguenti, immediate, dimissioni dopo le visite mediche. Accadde nella notte fra lunedì e martedì della scorsa settimana e poi domenica. La prima volta trasferita in ambulanza, dopo le terapie immediate effettuate dai medici del 118, che erano valse il superamento della crisi respiratoria. «Quando giunse in reparto, non si palesavano particolari criticità» filtra del presidio specializzato per affrontare le emergenze sanitarie che hanno come oggetto delle attenzioni bambini e ragazzi. Lo stesso dicasi, secondo il tam tam del reparto, domenica, quando la piccola venne trasportata direttamente dai genitori, Fabio Astone e Paola Pianini, il primo originario di Sarzana, la seconda di Carrara. Il dirigente della struttura complessa di pediatria e neonatologia del Sant’Andrea Stefano Parmigiani, al rientro dalla ferie, conferma, con un ragionamento logico: «Se si fossero manifestati problemi che imponevano il ricovero questo sarebbe ovviamente seguito». Il pensiero che il caso sia stato sottovalutato non sfiora il primario. Domandiamo: magari, nel periodo feriale, non c’è quella disponibilità di medici e infermieri che ci vorrebbe per fronteggiare tutte le necessità? «Se un ricovero è necessario, si dispone senza se e senza ma» dice il primario.


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