Blitz quotidiano
powered by aruba

Beau Solomon. Galioto si vantava di averne uccisi altri due

ROMA – Beau Solomon. Galioto si vantava di averne uccisi altri due. E’ all’attenzione del pm Francesco Scavo l’istanza di riapertura delle indagini sulla morte di Federico Carnicci, l’artista di strada toscano deceduto nel luglio scorso in circostanze molto simili a quelle di Beau Solomon, lo studente americano morto affogato dopo essere stato scaraventato nel fiume Tevere da un senzatetto, Massimo Galioto, il punkabbestia arrestato per questo omicidio.

Nell’atto in cui si chiedono nuove indagini l’avvocato della famiglia di Carnicci, Carmine De Pietro, cita quanto emerso da alcune indagini difensive e in particolare alcuni elementi che collegherebbero la scomparsa di Carnicci allo stesso ambiente nel quale si sarebbe consumato l’omicidio dello statunitense. Nell’istanza si fa riferimento ad un testimone.

“Ogni tanto i toscani vanno affogati”. Il senzatetto arrestato per il caso Solomon, Massimo Galioto, avrebbe detto in passato, prima della vicenda di Carnicci, di aver affogato nel Tevere due persone per una questione di debiti. In particolare, lo stesso testimone, ascoltato ben prima dei tragici fatti legati a Solomon, avrebbe riferito che Galioto, nel corso della medesima conversazione, avrebbe detto che “ogni tanto i toscani vanno affogati”. Queste dichiarazioni dovranno essere ora vagliate dal pm della procura capitolina.

Nel documento depositato negli uffici di piazzale Clodio, inoltre, si cita un secondo testimone che avrebbe invece riferito di aver appreso da Carnicci di un litigio avuto da quest’ultimo con Galioto e una terzo senzatetto. In quel caso, la lite sarebbe scoppiata per una serie di furti subiti da Carnicci nella sua tenda.

Lo studente americano di 19 anni sarebbe stato gettato nel Tevere durante una lite con il 41enne lungo l’argine all’altezza di ponte Mazzini. La frase di Galioto, riferita da una terza persona, è una delle prove sulle quali può ripartire l’indagine su un altro caso analogo. Stesso luogo, stessa dinamica, stesso presunto omicida, un’estate fa. E lancia un sospetto su altri due.

I testimoni ascoltati all’epoca, tutti «abitanti» degli argini del fiume, tra cui un amico e la compagna di Galioto, pur con qualche contraddizione nelle loro versioni, non fornirono elementi sufficienti per arrivare a una conclusione diversa dalla morte accidentale. Una caduta nel fiume nella notte fra il 3 e il 4 luglio 2015, forse da ubriaco. Archiviazione.

Il primo nuovo spunto è la frase riportata da un conoscente di Galioto. A lui il presunto assassino, descritto come un «capobranco», avrebbe raccontato di aver affogato due ragazzi toscani per un debito non restituito. Frase detta mesi prima della scomparsa di Carnicci e raccolta dall’avvocato a febbraio scorso. Il link con la morte di Federico, toscano anche lui, è una seconda, inedita testimonianza (questa successiva alla morte di Solomon) sull’esistenza dei contrasti tra Galioto (per dei furti nella sua tenda), Carnicci e un non meglio identificato «Carlo». (Giulio De Santis e Fulvio Fiano, Corriere della Sera)