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Belluno, sberle e insulti al figlio “perché va male a scuola”: mamma a processo

BELLUNO – Prende a sberle il figlio di 8 anni perché va male a scuola e gli grida “stupito”: a processo per maltrattamenti su minore. E obbligo di dimora fuori dalle mura domestiche per sei mesi. Lo ha deciso il giudice del tribunale di Belluno, esprimendosi sul caso di una donna di 47 anni che per tre anni, dal 2012 al 2015, avrebbe malmenato e insultato il figlio perché non andava bene a scuola.

A dare inizio alle indagini, ci informa il Gazzettino, è stata la denuncia del medico di famiglia del bambino, che abita vicino ai suoi pazienti e che ha sentito più volte la madre gridare contro il figlio, tanto da decidere di rivolgersi ai carabinieri.

Dalle indagini è poi emerso che già in precedenza il padre del piccolo una volta accompagnò il figlio al pronto soccorso per gli effetti di un ceffone troppo forte sul volto del bambino. Lo stesso padre, che si è costituito parte civile, nega che il figlio andasse male a scuola.

Non la pensa ovviamente così la difesa, come spiega il Gazzettino:

Secondo la difesa, affidata all’avvocato Giorgio Gasperin del foro di Belluno, si tratterebbe in realtà di soli quattro episodi, tutti collocabili nella volontà della madre di spronarlo ad impegnarsi di più negli studi. Insomma, par di capire che la carta difensiva potrebbe giocarsi nell’ambito di un possibile abuso di mezzi di correzione. Ma contestando i maltrattamenti, la Procura è chiaro ritenga sussistere una ripetitività delle aggressioni, tali da produrre nel piccolo sofferenze fisiche e morali. Nel corso delle indagini, venne sentito anche il bambino.

Le sue dichiarazioni vennero raccolte in sede di incidente probatorio, con l’assistenza di uno psicologo. Non è ancora dato sapere cosa riferì al magistrato, ma una parola emerge: aggettivò la madre «agitosa». Il processo si aprirà il 27 settembre, nel frattempo decadrà anche la misura di allontanamento da casa. C’è attesa per questo processo, perché metterà a confronto epoche diverse: quelle d’un tempo, quando prenderle era sempre maledettamente normale, quella d’oggi che non ritiene più “normale” alzare troppo le mani e la voce.


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