Blitz quotidiano
powered by aruba

Bergamo, bar fascista Colazione da Tiffany rischia chiusura

BERGAMO – Foto di Benito Mussolini alle pareti, fasci littori, il calendario del Duce in offerta a 4 euro proprio sopra la cassa per pagare e altri cimeli della X Mas. Questo l’arredamento del bar Colazione da Tiffany a Bergamo che ha attirato non poche proteste nel corso degli ultimi mesi. Folklore, seppur di dubbio gusto, o apologia di fascismo? Se dovesse andare in porto una proposta di legge presentata dal deputato Pd Emanuele Fiano, sarebbe sicuramente la seconda e quel bar diventato il ritrovo di Casapound, rischierebbe di chiudere i battenti. Se non per sempre, sicuramente per “rinnovo locali”. Il testo della legge, depositata qualche settimana fa, infatti equipara il commercio di gadget al reato di apologia. Perciò niente più cimeli e calendari in offerta alla cassa.

Ne parla Luisa Mosello sul quotidiano Il Messaggero:

Quando il caso era scoppiato, in seguito alla segnalazione di una signora “scandalizzata” dall’interno del locale, il barista nostalgico aveva smorzato le critiche appellandosi al consenso popolare: «La gente è dalla mia parte, io non sono contro nessuno, a partire dagli immigrati. Sono fiero di essere fascista, orgoglioso di appartenere a Casa Pound. Ma il mio locale è frequentato da extracomunitari e da gay, categorie di persone che stimo, rispetto e con le quali sono in ottimi rapporti». Dalla sua parte si era schierato anche l’asre alla sicurezza del comune di Bergamo che confermava: «Il bar è uno dei più frequentati dagli immigrati della zona». Ma forse solo per i prezzi bassi: da “Colazione da Tiffany…” il caffè infatti non viene venduto a 70 centesimi. E a richiederlo non sono solo clienti di una certa età, ma anche giovani che si improvvisano camerati del terzo millennio.

Nessun problema allora? Non proprio. Ad opporsi era stata l’ “Associazione nazionale partigiani”che invocava il rispetto della Costituzione in un luogo pubblico. Risultato? Una semplice multa recapitata non per il reato di apologia, ma per la mancata licenza di vendita per oggetti al di fuori di cibi e bevande. Multa di 5 mila euro poi ridotta e contestata dal gestore. Che ha inviato un vaglia beffardo con la scritta “Me ne frego” e ha continuato a prendere le ordinazioni sotto gagliardetti e calendari. Che al posto dei calciatori o delle donne des hanno il bella mostra la faccia di Mussolini e di glorie di vecchia memoria. Memoria che a volte andrebbe rinfrescata. E non solo con un bicchiere di limonata da Tiffany.