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Circonciso in casa a Torino, nuovo caso: bimbo in ospedale

TORINO – Un nuovo caso di circoncisione fatta in casa a Torino porta in ospedale un altro bambino. Il piccolo di 3 anni è stato circonciso in casa da un improvvisato chirurgo che era stato consigliato ai genitori, di origine marocchina. L’operazione però è andata male e il bimbo ha riportato una grave infezione ed è stato ricoverato in ospedale. Un nuovo caso dopo la morte di Henry, il bimbo di appena 1 mese circonciso da un uomo che lavora come saldatore. I genitori del piccolo ora rischiano di essere indagati e intanto un esponente della comunità marocchina chiede che l’intervento di circoncisione venga pagato dalla Regione Piemonte, anche se ora il costo è tra i 50 e i 100 euro.

Erica Di Blasi su Repubblica scrive che la storia di Henry, morto in ospedale a Torino, è diversa da quella del piccolo ricoverato. La famiglia del bimbo vive in Italia da anni ed è ben inserita ed è riuscita a portare in tempo il figlio in ospedale:

“A cambiare è anche il contesto: si tratta di una famiglia ben inserita, in Italia da anni, che vive in un palazzo dignitoso in via De Sanctis, zona Pozzo Strada. La circoncisione è stata dettata da motivi religiosi. I genitori non sapevano a chi rivolgersi, però. «Me lo hanno consigliato al mercato – ha raccontato il padre di Alì (il nome è di fantasia, ndr) – Dicevano che era bravo a fare queste cose, invece è stato un disastro. Ha provocato un’infezione ».

Il chirurgo improvvisato aveva indicato alla famiglia una medicazione casalinga, con le garze che andavano periodicamente sostituite. L’attenzione dei genitori non è però bastata a evitare complicazioni. Al bambino, che ha tre anni, è salita la febbre. «Stava sempre peggio. Di quello lì non dovevo fidarmi ». I genitori, che hanno altri due figli, hanno capito che la situazione stava via via peggiorando, così si sono precipitati al pronto soccorso dell’ospedale Martini. I medici sono riusciti a intervenire in tempo: grazie agli antibiotici sono riusciti a contrastare l’infezione. Nei prossimi giorni il bimbo potrà tornare a casa. «Non so perché mi sono fidato di quello lì – dice ancora il padre – Con quello che ha fatto a mio figlio mi verrebbe da denunciarlo. Quasi un controsenso, visto che di fronte alla legge anche i genitori sono ritenuti responsabili”.

La famiglia del bimbo ora rischia di essere indagata, come i genitori di Henry che sono stati denunciati a piede libero con l’accusa di omicidio preterintenzionale:

“Proprio questo timore spinge ora la famiglia di Alì a trincerarsi nel silenzio. «Nostro figlio è in ospedale, ma adesso sta meglio. Sì, è vero, è stato circonciso, ma non ci sentiamo di dire niente di più». Dietro la porta di casa non sembra celarsi un mondo degradato, tutt’altro. Gli altri due bimbi sono sorridenti, puliti, ben vestiti: parlano bene l’italiano. La madre invece dice di non avere ancora familiarità con la nostra lingua. Indossa il velo. «Devo chiedere a mio marito se vuole dire qualcosa in più. Adesso è al lavoro». Poco dopo il capofamiglia le intima con un sms di non parlare con nessuno.

In questi casi però le segnalazioni alle forze dell’ordine partono in automatico. Gli investigatori cercheranno di arrivare, tramite i genitori, al “chirurgo” così da bloccarlo ed evitare altri episodi simili. A distinguere le circoncisioni casalinghe da quelle eseguite in ospedale è soprattutto la mancanza di anestesia: il bambino, agitandosi per il dolore, aumenta il rischio di complicazioni dovute a un taglio impreciso. I problemi più frequenti sono infatti un eccessivo sanguinamento o eventuali infezioni. L’intervento, di per sé, dura una decina di minuti: i prezzi variano dai 50 ai 100 euro. Per questo la comunità marocchina chiede alla Regione Piemonte di tornare a pagare le operazioni negli ospedali: “Basta rischi” dice Hassan El Batal, marocchino, presidente dell’associazione Afaq, che gestisce la moschea della Pace in corso Giulio Cesare”.


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