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Bimbo si amputa mano nello scuolabus: 9 ore di operazione, reimpianto riuscito

TORINO – E’ tecnicamente riuscito l’intervento di reimpianto della mano destra a cui è stato sottoposto il bimbo di 7 anni che ieri, venerdì 28 ottobre, se l’è tranciata mentre tornava a casa con lo scuolabus a Bra in provincia di Cuneo. L’intervento è stato effettuato all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, ed è durato oltre nove ore, dal chirurgo della mano del Cto Bruno Battiston.

Il piccolo paziente è ora ricoverato nel reparto di Terapia intensiva diretto da Giorgio Ivani. Lo scuolabus era ripartito dopo una fermata nei pressi di borgata Tetti Mattuda. Il bambino avrebbe messo il braccio fuori dal finestrino, forse per salutare un compagno, e la mano sarebbe rimasta stretta tra un muro e lo stesso scuolabus. L’amputazione all’altezza del polso è avvenuta per schiacciamento. Nel corso del delicato intervento è stato quindi necessario ricostruire tutta la mano, dalle ossa ai tendini, e rivascolarizzarla. Sono anche stati utilizzati dei lembi di pelle, prelevati da altre zone del corpo del bambino.

“Per un primo recupero nervoso dei movimenti ci vorrà almeno un anno, il bimbo si troverà davanti una situazione sicuramente migliore dall’avere una protesi”. A dirlo è lo stesso Bruno Battiston, il chirurgo della mano e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Traumatologia muscolo-scheletrica del C.T.O di Torino. “Il soccorso immediato e la collaudata operatività del centro di riferimento regionale di chirurgia della mano e dell’equipe che è intervenuta hanno permesso di fare un buon lavoro, ora occorre vedere come il piccolo paziente recupererà la funzionalità”, dice Battiston all’Ansa.

Il piccolo paziente è ancora sotto sedazione. “Decideranno gli anestesisti cosa fare – aggiunge il medico -. Il paziente va sedato per una questione di dolore. I bambini poi presentano evoluzioni in questo senso particolari e personali, determinate da diversi fattori. Abbiamo ricostruito tendini e parti intere della mano con il recupero di lembi da altre parti del corpo. Andrà controllato passo per passo il processo di guarigione, contrastando continuamente il rischio di infezioni”. “Per fare un lavoro di questo tipo – conclude Battiston – non basta un chirurgo specializzato, ma una equipe che funzioni in perfetta sintonia. Con me c’erano, tra gli altri gli ortopedici chirurghi Dino Panero e Matteo Ferrero, infermieri e anestesisti”.