Cronaca Italia

Biotestamento, dopo ok della Camera alla legge i parroci suonano campane a morto in Molise

Biotestamento, dopo ok della legge alla Camera parroci suonano campane a morto in Molise
Biotestamento, dopo approvazione della legge alla Camera parroci suonano campane a morto

Biotestamento, dopo approvazione della legge alla Camera parroci suonano campane a morto

CAMPOBASSO – La legge sul biotestamento è stata approvata alla Camera dei deputati e ha scatenato le reazioni della chiesa cattolica. In Molise, i parroci si sono riuniti e hanno deciso di protestare facendo suonare le campane a morto e affiggendo un necrologio in cui si annuncia che la Vita è “vittima della morte dall’aborto all’eutanasia”.

La singolare protesta arriva dai parroci della provincia di Campobasso e di Isernia: le campane hanno suonato a morto il 21 aprile a Carovilli, Castropignano, Duronia, Pietrabbondante e Salcito nel giorno dell’approvazione alla Camera dei deputati delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) nell’ambito della legge sul biotestamento, e hanno affisso un necrologio a Pietrabbondante che recita:

“Le campane suonano a morto perché la Vita è vittima della morte dall’aborto all’eutanasia delle D.a.t. Con queste l’Italia ha scelto di ‘far morire’, non di far vivere. Prosit”.

A renderlo noto è il parroco di Carovilli, Don Mario Fangio, che in una nota scrive:

“Con ciò hanno voluto richiamare l’attenzione delle loro comunità il funesto evento legislativo, che creerà una grande mole di problemi, e minerà alla base la certezza della indisponibilità della vita umana. Invitano anche tutti ad una seria riflessione a emendare sostanzialmente al senato la norma, e bocciarla addirittura come inutile, potendo fare riferimento già alle normative sull’accanimento terapeutico e cure palliative”.

Don Mario Fangio è parroco di Carovilli (Isernia) da 36 anni. Quando suonò le campane a morto per le Unioni Civili, la comunità reagì con un manifesto che prendeva le distanze dalle posizioni dell’uomo di Chiesa. Nel merito don Mario chiarisce:

“È stato detto che la comunità ha reagito male ma è stata la voce di qualcuno. Una, due, pochissime persone che parlano a nome della popolazione, finalmente, devono smetterla. Durante la benedizione delle case ho potuto verificare che le persone che erano d’accordo con me sono la stragrande maggioranza. Adesso immagino che la comunità sia dalla mia parte”.

Don Mario spera che la sua voce, e quella di altri parroci molisani che si sono uniti a lui, arrivi al Senato anche se ha detto di aver appreso dall’ANSA che la sua iniziativa era approdata sulle cronache nazionali.

“Lo sto apprendendo adesso – commenta – non sapevo che avesse avuto questa eco. Sono contento se servirà a ripensare a una legge con questi contenuti, a una legge di morte”.

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