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Bitonto: tunisino uccide moglie in casa e tenta il suicidio lanciandosi dal balcone

BITONTO – Un uomo di 40 anni di nazionalità tunisina ha ucciso a coltellate la moglie 29enne nella loro casa a Bitonto (in provincia di Bari) e poi ha tentato il suicidio lanciandosi dal balcone. L’uomo è attualmente ricoverato in ospedale in gravi condizioni, ma non sarebbe in pericolo di vita ed è piantonato. La tragedia, sulla quale indagano i carabinieri, è accaduta intorno alle 7.30, mentre due dei tre figli della coppia erano a scuola e l’altro di 3 anni era in casa. Due giorni fa i carabinieri erano intervenuti per una lite tra i coniugi.

Il sito Liguria Oggi sottolinea che l’episodio è avvenuto il giorno dopo uno simile accaduto a Genova. Questo è quello che era accaduto:

Tre colpi di pistola, due alla testa e uno al cuore per la moglie. Due colpi per la bimba più piccola, Giada, 10 anni, e uno per la più grande, Martina, 14. Un colpo per se stesso, per farla finita perché non sopportava più quei “problemi insormontabili” che evidentemente hanno schiacciato lui e tutta la sua famiglia. Mauro Agrosì, poliziotto di 50 anni in forza al VI Reparto Mobile di Genova Bolzaneto con incarichi amministrativi, ha deciso così di chiudere la sua vita e quella della sua famiglia, usando la semiautomatica di servizio e un cuscino per coprire il tonfo sordo dello sparo e i volti delle persone che amava di più mentre le uccideva. Dietro a questo gesto estremo ci potrebbero essere dei debiti gioco.

L’uomo, secondo le indagini, sarebbe stato un giocatore compulsivo, attratto dalle lotterie istantanee. Ma i debiti trovati, dicono gli investigatori, non erano tali da determinare una strage. Giocava, sì, ma come tanti altri, dice una commessa della tabaccheria frequentata dal poliziotto. Sono le 6.40 nell’appartamento di una palazzina popolare di Genova Cornigliano, periferia genovese. Agrosì, che con tutta probabilità ha sedato le ‘sue donne’ la sera prima si alza e si veste, carica la pistola, entra nella cameretta di Martina e Giada che dormono nel letto a castello. Si siede sul lettino più basso, copre il volto di Giada, la più piccola con il cuscino e spara due colpi. Giada muore immediatamente. Poi è il turno di Martina: stessa tecnica, cuscino e un colpo. Infine torna in camera da letto e spara alla moglie tre volte, due alla testa e uno al cuore.

La mattanza è finita. Agrosì va in salotto, sistema una lettera sul tavolo poi prende il telefono e chiama il 113: “”Sono un collega, ho ammazzato mia moglie e le mie due figlie, venite, lascio la porta di casa aperta”. Dà l’indirizzo al poliziotto, chiude la comunicazione e si uccide. Quando arrivano i poliziotti della Mobile in casa urlano “butta la pistola” ma presto si accorgono che è inutile. Agrosì è in terra, morto. Le sue donne tutte morte. La lettera sul tavolo rivela tutta l’angoscia di un uomo che aveva davanti a sé “problemi insormontabili” e che non voleva lasciare moglie e figlie “senza padre e senza marito. Per questo vi porto con me”. Agrosì doveva tornare al lavoro domani, al termine di una convalescenza dovuta per un intervento ad un ginocchio. La polizia ora vuol sapere il perché di una strage: e così le testimonianze parlano di ‘debiti di gioco’ per lui che amava così tanto giocare con le lotterie istantanee che si allontanava dal posto di lavoro quattro-cinque volte al giorno per andare al bar, parlano di un prestito con la banca che gli era costato il quinto dello stipendio, parlano di un malessere nato molto tempo fa quando il fratello si buttò dalla finestra uccidendosi, da un disagio dal quale non riusciva a uscire e che ha voluto annullare in un mare di sangue.


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