Cronaca Italia

Blue Whale, da Mantova salva l’amico a Roma. “Non riusciva a smettere”

Blue Whale, da Mantova salva l'amico a Roma. "Non riusciva a smettere"

Blue Whale, da Mantova salva l’amico a Roma. “Non riusciva a smettere”

MANTOVA – C’è voluto il coraggio e l’intraprendenza di una ragazzina di Mantova per riuscire a fermare, giusto in tempo, un suo coetaneo di Roma, un’altra vittima dell’infernale ingranaggio del Blue Whale. Anche lui, come centinaia di adolescenti, era caduto nella trappola del sadico gioco a tappe dei selfie autolesionisti, nato in Russia e divenuto l’incubo di moltissimi genitori. Un rituale macabro di 50 prove da affrontare in 50 giorni, tutte documentate con apposito selfie. Fino all’ultima prova estrema: “Ucciditi”.

Alcuni giorni fa la giovane mantovana si era rivolta all’ufficio denunce della Questura, preoccupata per un suo amico, residente a Roma, che le aveva confidato, tramite WhatsApp, di essere rimasto coinvolto nel gioco. La ragazzina ha raccontato che l’amico le aveva detto di aver iniziato da una settimana a seguire le sadiche sfide, e che non riusciva a smettere perché il suo curatore (come vengono definiti gli anonimi amministratori del gioco) lo minacciava di prendersela con la sua famiglia. Pertanto, continuava a ripetere, non gli restava altra scelta che suicidarsi.

Subito dalla questura di Mantova è partita una segnalazione ai colleghi romani che, grazie agli elementi forniti, hanno rintracciato il ragazzino nella sua casa. Il giovane non aveva ancora messo in atto gesti autolesionistici ma, per precauzione, è stato trasportato all’ospedale e sottoposto a visita medica.

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