Si cuce con ago e filo le labbra per protestare contro il rigetto della sua richiesta di asilo politico. E’ accaduto giovedì sera nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna dove l’esasperazione per il rifiuto ricevuto ha portato un’immigrata ad un gesto estremo.
La donna, ha reso noto la direzione del Cie, è stata subito soccorsa e trasportata in ospedale dove è anche stata sottoposta a valutazione psichiatrica. Ma è risultato che la donna è nelle piene capacità di intendere e di volere e quindi non è stata accettata in regime di ricovero. Così è stata ricondotta nel Cie dove è assistita da personale medico e dal servizio di sostegno psicologico interno. La donna chiede di parlare con il magistrato e la sua richiesta è stata sottoposta all’ Ufficio immigrazione di Bologna.
La donna, di origine magrebina sui 30 anni, è sempre con la bocca cucita e rifiuta ogni cura fino a quando non riuscirà a parlare con il magistrato. La cucitura consiste comunque in qualche punto e la donna è in grado di parlare e di bere. Ieri sera l’ immigrata è stata trasportata al pronto soccorso dell’ ospedale sant’Orsola ed è stata visitata dai medici e dal servizio psichiatrico.
Ma, dato che è stata dichiarata capace di intendere e di volere e ha continuato a rifiutare ogni cura, i medici non hanno potuto toglierle il filo dalle labbra, perché si sarebbe trattato di una violazione della sua volontà. Così la donna è stata ricondotta al Cie.
“Tutti sono liberi di protestare – ha detto la direttrice del Cie di Bologna, Annamaria Lombardo – ma stiamo cercando di convincerla a intraprendere altre strade, come ad esempio il ricorso rispetto al rigetto della sua domanda di asilo politico”.
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