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Bologna, Tar annulla benedizioni pasquali a scuola

BOLOGNA – Niente benedizioni pasquali a scuola. Lo ha stabilito il Tar dell’Emilia Romagna che ha accolto il ricorso di alcuni insegnanti e genitori contro la delibera di un consiglio d’istituto a Bologna che quasi un anno fa suscitò non poche polemiche. Al punto che il caso finì nientemeno che sulla prima pagina dell’autorevole New York Times. Le benedizioni, nonostante il ricorso fosse pendente, furono comunque impartite a marzo 2015. Ma l’annullamento del Tar, giunto nel primo giorno di Quaresima, ripropone il problema per la Pasqua 2016.

La notizia dell’annullamento si apprende la sera del primo giorno di quaresima ed è probabile che il problema si riproponga quanto prima, con le benedizioni pasquali 2016. Lo scorso anno a chiederle erano stati i parroci dei plessi dell’istituto comprensivo 20 (Carducci, Rolandino e Fortuzzi), scuole elementari e medie. Si schierarono fin da subito i contrari ma alla fine il consiglio d’istituto, presieduto da Giovanni Prodi, nipote dell’ex presidente del Consiglio, decise per l’autorizzazione (con due voti contrari), seppur in orario extrascolastico, e con i bambini accompagnati dai familiari.

I giudici (estensore Italo Caso, presidente Giuseppe Di Nunzio) premettono che il principio costituzionale della laicità o non confessionalità dello Stato “non significa indifferenza di fronte all’esperienza religiosa, ma comporta piuttosto equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose. Ciò fa sì che anche la tutela della libertà religiosa non si risolve nell’esclusione totale dalle istituzioni scolastiche di tutto ciò che riguarda il credo confessionale della popolazione, purché l’attività formativa degli studenti si giovi della conoscenza di simili fenomeni se ed in quanto fatti culturali portatori di valori non in contrasto con i principi fondanti del nostro ordinamento e non incoerenti con le comuni regole del vivere civile”.

Non può, invece, “la scuola essere coinvolta nella celebrazione di riti religiosi che sono essi sì attinenti unicamente alla sfera individuale di ciascuno – secondo scelte private di natura incomprimibile – e si rivelano quindi estranei ad un ambito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni”.

Una presa di posizione che soddisfa gli autori del ricorso: “Si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana. L’indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori. E’ stato affermato un principio della Costituzione”, ha detto l’insegnante Monica Fontanelli.