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Bolzano, marocchina manda appello Whatsapp: “Papà mi ha sequestrata”

ROMA – Una ragazza marocchina, ma residente a Bolzano, da qualche giorno sta tentando disperatamente di fare ritorno nel nostro Paese. Tramite Whatsapp ha fatto sapere di vivere in sostanza da reclusa in Marocco, dove il padre l’ha portata con la scusa di una vacanza. Una storia assurda che racconta Libero:

“Mio padre ha detto che qui devo fare il test di verginità, ma se arriva il giorno che mi porta dal dottore, mi ammazza, sicuro, lo conosco, ci mette niente a farlo”. A parlare è S. N., una ragazza di 21 anni nata in Marocco ma residente a Bolzano da quando ne ha 4. La sua famiglia islamica in apparenza è un esempio perfetto di integrazione: il padre lavora, lei ha due fratellini. Ma nel privato, la vita della giovane è un incubo fatto di soprusi e soprattutto divieti.

L’inferno però ha preso forma da qualche settimana. Da quando, cioè, la famiglia è tornata in vacanza in Marocco. Lì il padre ha deciso di sequestrare il passaporto alla figlia per non farla tornare in Italia e obbligarla a rispettare le regole islamiche più ortodosse e tradizionaliste, a cominciare da un matrimonio combinato con un musulmano. La ragazza, come scrive Il Giornale, ha denunciato il tutto all’Associazione Sicurezza e Legalità di Francesco Zorzi, che raccoglie storie come questa in Alto Adige.

“Ho cresciuto i miei fratelli, studiavo di notte e se non sapevo le tabelline lui mi picchiava – ha spiegato la marocchina da Mohammedia, via messaggi WhatsApp -. Con un coltello riscaldato mi ha bruciato la pianta del piede”. E ancora: “Tornavo a casa da scuola con un amico, mio papà mi è venuto a prendere e mi ha picchiato davanti a tutti, facendo scappare quel ragazzo”. In uno degli ultimi messaggi vocali implorava: “La situazione è gravissima, devo andarmene da qui, ma non so come fare, aiutatemi!”. Figurarsi dunque cosa potrebbe accadere se il padre scoprisse che la ragazza conduce una vita “all’occidentale” anche dal punto di vista . Dalla comunità musulmana di Bolzano, però, minimizzano: “La religione in questo caso non c’entra nulla”, assicurano, puntando però il dito proprio contro la ragazza, colpevole di eccessive libertà.