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Bonus bebè negato: ha denunciato compagno che la picchiava

Bonus bebè negato a una donna di Asti che ha denunciato le violenze del compagno. Fu lui a fare la richiesta del sostegno familiare: pratica Isee bloccata

ASTI – Bonus bebè negato: ha denunciato compagno che la picchiava. Ci teneva a quel sostegno statale Anna, 26 anni disoccupata, un figlio appena nato, una relazione travagliata che coraggiosamente ha deciso di interrompere. Ci teneva al cosiddetto bonus bebè, 36 mensilità le avrebbero fatto comodo. La legge, i regolamenti, tuttavia si sono messi di traverso, e per una ragione che aggiunge la beffa oltraggiosa al danno economico: avendo denunciato il compagno che la maltrattava l’iter burocratico si è bloccato. Niente soldi.

La richiesta del bonus bebè può essere effettuata da uno solo dei genitori: in questo caso l’aveva fatta il compagno. La denuncia però costringe l’Inps a sospendere la pratica Isee (l’indicatore che accerta i requisiti per accedere al bonus bebè). A livello burocratico un passaggio legittimo, spiega la Cgil di Asti al redattore della Stampa:  “E’ corretto, secondo le nuove normative scattate da gennaio di quest’anno per scovare i “furbetti” che a volte chiedono delle agevolazioni ma non ne hanno diritto, per reddito. In questo caso però la situazione è ben diversa”.

E’ chiaro però che zelo e ottusità burocratiche concorrono a realizzare una solare ingiustizia nei confronti della donna. Il padre descrive amareggiato lo stato d’animo della figlia.

Per lei, già provata da quanto successo, è stato l’ennesimo schiaffo in faccia – spiega il padre -. Ci siamo rivolti a tutti i sindacati, ma la risposta è stata la stessa: non c’è nulla da fare».  «Da un lato si fanno migliaia di campagne pubblicitarie, riempiendosi la bocca e riempiendoci la testa sulla lotta contro la violenza sulle donne, poi quando una ragazza trova il coraggio per denunciare, nonostante la dipendenza economica da quel mostro, la risposta è questa? La priva di ogni possibilità di vivere dignitosamente, accedendo a ciò che spetta a migliaia di altre donne che non hanno no subito violenze». (Laura Secci, La Stampa)