Cronaca Italia

Boss Graviano su Gigi D’Alessio: “Pezzo d’infame, non cantò per mio figlio”

Boss Graviano su Gigi D'Alessio: "Pezzo d'infame, non cantò per mio figlio"

Boss Graviano su Gigi D’Alessio: “Pezzo d’infame, non cantò per mio figlio”

NAPOLI – “Pezzo di infame, non cantò per mio figlio”. Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, si scaglia contro Gigi D’Alessio. Contro il cantautore napoletano il boss di Brancaccio usa parole dure, intercettato nel carcere di Ascoli Piceno col compagno di ora d’aria Umberto Adinolfi, camorrista di San Marzano sul Sarno (Salerno). Secondo Graviano “la colpa” di Gigi D’Alessio sarebbe quella di aver rifiutato di cantare per suo figlio. “Graviano – si legge negli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia – racconta che quando il figlio fece la prima comunione, nel 2006, e lui si trovava nel carcere di Spoleto, il ragazzo gli chiese se poteva ingaggiare Gigi D’Alessio, il quale, dopo avergli dato la disponibilità, rifiutò l’invito perché seppe chi era lui”.

L’ufficio stampa dell’artista esclude qualunque trattativa e, di conseguenza, che D’Alessio possa aver accettato l’ingaggio anche solo temporaneamente: “Nel 2006 erano già dieci anni che Gigi D’Alessio non cantava più a cerimonie o a feste private: già dal ’97 riempiva stadi e palazzetti dello sport. Evidentemente qualcuno ha usato il suo nome impropriamente, forse anche a titolo di suo manager, ma comunque all’oscuro di Gigi D’Alessio”.

Come scrive Stefania Moretti per Repubblica:

Le intercettazioni a Graviano, captate dagli uomini del centro operativo Dia di Palermo, sono andate avanti dal marzo 2016 all’aprile 2017. L’ex reggente del mandamento Brancaccio-Ciaculli è un fiume in piena nelle sue “confessioni all’aperto”: dalla “cortesia” che gli avrebbe chiesto Berlusconi e che la procura interpreta come un riferimento alle stragi, alle critiche all’antimafia.

“Ora se tu vedi in Sicilia è diventata una vergogna… tutti questi dell’antimafia. Ti ricordi quello della Confindustria, Montante… lo chiamano dieci pentiti”, commenta, ancora, il boss con Adinolfi. Graviano parla di Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, indagato a Caltanissetta per concorso in associazione mafiosa. Il boss di Brancaccio chiama in causa anche il giudice Silvana Saguto – indagata per corruzione e sospesa dalle funzioni e dallo stipendio – il presidente dell’antiracket di Castellammare del Golfo: la prima “emblematica di un’antimafia fasulla”, il secondo “vicino al latitante Matteo Messina Denaro”. “Sono tutti che fanno l’antimafia – osserva Graviano – e si prendono i lavori. E ancora il governo non se ne accorge”.

 

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