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Bruxelles. Chiara, Marco e Michele: i 3 italiani feriti FOTO

Bruxelles: tre gli italiani feriti

Da sinistra nella combo Marco Semenzato, Chiara Burla e Michele Venetico, i tre italiani rimasti feriti negli attentati di Bruxelles, Roma, 22 Marzo 2016. ANSA/WEB 

BRUXELLES – Chiara Burla, Marco Semenzato e Michele Venetico: sono loro i tre italiani rimasti feriti negli attentati del 22 marzo a Bruxelles. Per fortuna nessuno di loro è rimasto ferito in modo grave, mentre ancora non si hanno notizie di un’altra italiana che si trovava sulla metropolitana al momento dell’attentato, Patrizia Riccio. Per quest’ultima si teme il peggio.

Chiara Marco e Michele, invece, sono in qualche modo dei miracolati. Due di loro si trovavano nella metropolitana, un terzo era all’aeroporto di Zaventerm. Tutti e tre sono stati già dimessi dall’ospedale.

Chiara Burla, 24 anni, è nata a Borgosesia in provincia di Vercelli ma vive a Firenze. A Bruxelles era solo di passaggio per un workshop di danza:

“Sono arrivata venerdì per un workshop di danza – prosegue -. Sarei dovuta ripartire domani. Stavo andando a fare lezione. Ho preso la metro alle 9. Era piena di gente, chi andava al lavoro, turisti. Una giornata normale. Ad un certo punto nei pressi della fermata di Maalbek, l’inferno. Non so se eravamo già arrivati: il treno comunque era fermo. Io ero vicino alla porta opposta alla banchina, dal lato dei binari. Stavo guardando verso la coda del treno. Ad un tratto ho visto e sentito l’esplosione. Prima un boato, poi si sono spente le luci, tutto è diventato scuro. Il treno sobbalzava. Siamo stati tutti scaraventati a terra dall’energia dello scoppio. Le porte del vagone sono saltate via ed una mi è finita addosso. C’era il panico. Tutti urlavano, cercavano di fuggire. Ero frastornata, ferita. Non ho capito subito cosa stava succedendo. Ho sentito un rumore forte nell’orecchio, mi sono ritrovata a terra, con la porta addosso”.

“Non so se è stato un miracolo, o semplicemente fortuna – le sue parole all’agenzia Ansa –  So solo che sono sopravvissuta e che ho riportato solo leggere ferite, mentre un paio di vagoni avanti si sono contati i morti. Il mio pensiero va ora a loro. Ricordo l’esplosione, il buio, le urla. Adesso non vedo l’ora di tornare a casa. Mi interessa solo questo”.

Marco Semenzato, è un architetto originario del Veneto e a Bruxelles ci vive da nove mesi come consulente al dipartimento educazione e cultura della Commissione europea.

“Ho avuto paura. Ho detto ‘qui muoio’. Poi sono corso fuori. Adesso sto realizzando che sono vivo. Ero appena sceso (dalla metropolitana, ndr) e avevo fatto appena due gradini della scale per uscire. Eravamo una cinquantina. Io ero davanti. All’improvviso ho sentito un boato. Ho visto un bagliore. Ho capito subito che era un attentato, ma non volevo crederci. Ho pensato che stavo per morire. Sono stato spinto in avanti ma non sono caduto. Penso mi abbia protetto lo zaino che avevo con me. Ho cominciato a correre verso l’uscita. Appena fuori c’erano degli oggetti caduti ma assieme a un’altra persona li abbiamo spostati. Sono tutto rosso con la barba bruciacchiata. Sì, ho avuto paura e penso che non entrerò mai più in una metro, non solo qui a Bruxelles”.

Michele Venetico, 21 anni, italiano nato in Belgio era all’aeroporto semplicemente perché là ci lavora. Anche lui è ovviamente scosso: “È stato orribile. Sono vivo per miracolo. Abbiamo sentito prima un boato venire da lontano e non abbiamo capito cosa stesse accadendo. Poco dopo c’è stata un’esplosione tremenda all’altezza delle file 4 e 5, vicino alla biglietteria della Delta. È stato l’inferno”.

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