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Burqa in Comune, parla la donna allontanata dal sindaco: “E’ un mio diritto”

SAN VITO AL TAGLIAMENTO (PORDENONE) – “Portare il burqa è una mia scelta ed indossarlo ovunque è un diritto”: ne è convinta la donna di San Vito al Tagliamento (Pordenone) che lo scorso mercoledì 19 ottobre è stata allontanata da un Consiglio comunale dei ragazzi perché indossava il velo integrale.

Intervistata da Andrea Sartori del Messaggero Veneto, la donna, che si è trasferita in Italia dall’Albania insieme al marito nel 1999 ed è, come lui, cittadina italiana da due anni, ha spiegato le sue ragioni:

“Il niqab è una mia scelta, ma siamo occidentali e non estremisti, rispettiamo la legge. Sono nata musulmana, ma non praticante. Quando sono arrivata in Italia già praticavo il Ramadan ma non sapevo nulla della mia religione. Vestivamo entrambi al modo occidentale. Poi, nel 2004, ho deciso di indossare il velo, col volto scoperto. Sei anni fa, il niqab. Fa parte della mia religione. La mia famiglia sta crescendo in un ambiente basato sia sulla nostra religione che sulla legislazione italiana”.

Ma le sue tradizioni possono essere, talvolta, in contrasto con le leggi italiane, come quella contro il terrorismo del 1975 che vieta di andare nei luoghi pubblici con il volto coperto o travisato e che impone di farsi riconoscere.

Durante il consiglio comunale presieduto dal sindaco Antonio Di Bisceglie, Pd, si è rifiutata di mostrarsi a volto scoperto davanti ai presenti, come le aveva chiesto il sindaco, che alla fine ha sospeso la seduta.

Racconta la donna:

“Sono stata invitata al consiglio dei ragazzi e sono andata vestita così, secondo la legge italiana è permesso. Solo in caso di richiesta di identificazione sono tenuta a mostrare il volto. Il sindaco si è alzato dicendo: “Abbiamo qui in aula una signora che non è vestita in modo adeguato secondo la nostra tradizione. Si tolga il burqa o quello che è o esca dall’aula”. La mia posizione era giusta: sono rimasta seduta. Ho chiesto di avvicinarmi”.

Alla fine si è fatta identificare da alcune vigilesse fuori dall’aula. Al rientro il sindaco ha chiesto di mostrare il volto a tutti gli astanti. Lei si è rifiutata e il consiglio comunale è stato sciolto.

Difende il suo diritto a coprirsi integralmente e difende la sua religione, la stessa di cui si professano altrettanto fedeli gli attentatori di Parigi e Bruxelles:

“Siamo musulmani, crediamo nella nostra religione giusta, dice al Messaggero Veneto, se è successo qualcosa ieri è perché porto il niqab o un velo e credo che la gente non conosca bene la mia religione. Mi dispiace, perché la situazione oggi nel mondo è delicata, sulla posizione della nostra religione, però credo che la gente capisca che bisogna distinguere: c’è gente brava e persone che si dichiarano musulmane, ma in realtà non lo sono. Abitiamo qui da 16 anni, siamo occidentali, non estremisti, ho sentito il bisogno di trovare il mio Dio”.


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