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Busachi, paese si mobilita per Domenico: “Non uccise lui”

ORISTANO – Busachi, un paese intero si mobilita per un uomo, Domenico Fadda: “Non uccise lui il cognato Giovanni Cossu, fu la sorella Isabella Fadda“. In duemila sono scesi in strada con manifesti per una marcia silenziosa contro la condanna in Appello a 18 anni inflitta a Domenico Fadda per l’omicidio del cognato nel 2011.

In primo grado l’uomo era stato assolto per non aver commesso il fatto, ma in secondo grado la sentenza è stata ribaltata, racconta Alberto Pinna sul Corriere della Sera. 

Eppure qualcosa che non torna nella storia dei coniugi Cossu c’è, lo dice anche una delle due figlie, Antonella: “Lui non ha ucciso babbo, se mai è stata mamma”.

Nel 2011, quando avvenne l’omicidio, Antonella era una bambina. Ma anche lei è convinta che ad uccidere il padre sia stata la madre, che poi si è suicidata per il rimorso:  “Scriverò al Papa. Voglio che zio Domenico ritorni in famiglia”, dice.

Ricorda Pinna sul Corriere della Sera:

“Antonella e la sorella Sabrina sono sopravvissute, non erano in casa la sera dell’omicidio: 12 coltellate, la madre si è impiccata il giorno dopo, annichilita dal rimorso, dicono. Isabella Fadda andava avanti da anni fra depressioni e deliri. «Dormiva con un coltello sotto il cuscino», così al processo tre testimoni. Sogni terrificanti. «Se mi aggrediscono, so come difendermi».

Giovanni Cossu, agente di polizia. Mai uno screzio con il cognato allevatore, nel tempo libero gli dava una mano in campagna. E nei litigi in famiglia cercava di calmare la sorella e metter pace. Un medico accorso pochi minuti dopo il delitto aveva descritto una scena raccapricciante. Lui inginocchiato sul letto, colpito al collo e all’addome, in fronte una croce segnata dalla lama del coltello: «Sangue ovunque in camera da letto, il pigiama di Isabella intriso. Non ho visto macchie sugli abiti del fratello».

Quando sono arrivati i carabinieri Fadda era sparito. Arrestato poche ore dopo non aveva speso molte parole per difendersi: «Non sono stato io», ripeteva. Poi per sette mesi silenzio. Isabella, agitatissima, lo ha subito accusato: litigavamo — il suo racconto — Domenico si è precipitato in mio aiuto e ha accoltellato Giovanni. Ancora urla e deliri nella notte; la mattina dopo l’hanno trovata impiccata in un garage a casa della sorella. Suicidio”.

Domenico Fadda ha parlato in Corte d’Assise:

“Sul momento non potevo accusare mia sorella. Ora posso dirlo: è stata lei, io sono arrivato dopo e le ho tolto di mano il coltello”.

Se in primo grado è stato creduto, in appello la sentenza è stata ribaltata e lui è tornato in carcere. A quel punto a Busachi sono comparsi grandi manifesti gialli: “Domenico è innocente”. Anche il parroco, don Giovanni Marras, difende Domenico:

“Non è possibile rifare il processo? Che almeno gli sia data la grazia. Nessuno qui è giudice né avvocato, ma senza certezze non si chiude in galera un uomo per 18 anni e Dio solo sa cos’è accaduto quella sera”.


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