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Cagnolino aggredito: il suo padrone uccide l’alano, non punibile

ROMA – Cagnolino aggredito: il suo padrone uccide l’alano, non punibile. Non è punibile il padrone di un cane che per difenderlo da una minaccia attuale uccide il cane aggressore. Sintetizzando è questa la sentenza (la numero 50329) con cui la Corte di Cassazione ha assolto il proprietario di un cane di piccola taglia aggredito da un alano. Sentenza che ribalta quelle deliberate in Tribunale e in Corte d’Appello, che non avevano riconosciuto appunto la necessità di rispondere alla minaccia, in pratica non avevano riconosciuto il profilo di quella che possiamo chiamare impropriamente legittima difesa.

Ma la vicenda merita un approfondimento per le modalità con cui il padrone ha difeso il suo cagnolino: l’uomo infatti ha estratto una lama dal sul “bastone animato” da passeggio (un po’ come quello del marito di Rita Hayworth nel famoso filmo noir “Gilda”) con la quale ha infilzato l’alano.

La Suprema corte precisa che il reato previsto dall’articolo 544 bis è a dolo specifico quando si ferisce o si uccide un animale per crudeltà o a dolo generico quando l’azione viene commessa senza necessità: tesi quest’ultima abbracciata dal tribunale e dalla corte d’Appello ma esclusa dalla Cassazione. Per i giudici della terza sezione penale il ricorrente aveva reagito per paura che l’alano potesse uccidere il suo cane, che era già stato ferito sebbene in modo non grave, e aggredire anche lui. Secondo la Cassazione c’era dunque la “scriminante” dello stato di necessità che esclude la punibilità. (Patrizia Maciocchi, Il Sole 24 Ore)