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Calabria, Giovanni… sono 27 anni che la Asl non lo paga

ROMA – Calabria: a 28 anni fece i lavori alla Asl, a 55 aspetta ancora i soldi. Aveva 28 anni quando con l’impresa di famiglia nel 1989 eseguì lavori “urgenti” per la Asl di Siderno, vicino Locri in Calabria: da allora, da più di un quarto di secolo, sta ancora aspettando i 22 milioni di lire pattuiti. Nonostante le sentenze a sue favore, nonostante sia stato nominato un commissario ad acta per restituirgli il dovuto che con gli interessi è arrivato a 30mila euro (di cui ne ha ricevuti tredici), con il paradosso che le varie amministrazioni preferiscano spendere di più in avvocati e more piuttosto che pagare chi ha lavorato per loro.

Giovanni Figliomeni, che di anni oggi ne ha 55, è fra i più sfortunati tra i creditori dello Stato nelle sue diverse articolazioni. Questa raccontata sul Corriere della Sera da Sergio Rizzo sarebbe una storia esemplare se non fosse che 27 anni è davvero un record anche per la Calabria, la più lenta delle regioni a pagare i suoi fornitori con i suoi 412 giorni di ritardi medio nell’onorare gli impegni finanziari assunti.

Figliomeni ha fatto in tempo a cambiare diversi mestieri fino a diventare un gelataio di successo a Bologna: un altro imprenditore capace costretto a lasciare la sua terra, una Calabria malgestita che facendo fuggire i migliori si impoverisce. Il recupero del dovuto si è rivelata una via crucis infinita. 5 anni dopo i lavori è arrivata la prima sentenza del Tribunale di Locri che incredibilmente gli dà torto.

Figliomeni non si scoraggia e fa appello. La Corte delibera in suo favore: nel frattempo siamo al 2004, 10 anni dopo la prima sentenza e la Usl è diventata Asl. La sentenza parla chiaro ma non si capisce chi debba materialmente staccare l’assegno. Anche la Cassazione conferma la sentenza ma sono passati altri 5 anni e siamo al 2009. Arrivano dal cielo tredicimila euro ma di più non è possibile ottenere anche perché per legge i fondi della sanità non sono pignorabili. Nel 2015 i ricorso al Tar, vinto, gli concede un provvedimento che sulla carta dovrebbe essere definitivo: il Tar nomina un commissario ad acta apposta per liquidare la differenza. Ma il prefetto indicato nel frattempo è cambiato. To be continued…