Blitz quotidiano
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Camillo Langone a Giulia Innocenzi: “Vegana figlia di papà”

ROMA – Camillo Langone, del partito della braciola, contro Giulia Innocenzi, portavoce del movimento del tofu. E’ l’inconsueto scontro, a distanza, tra i due giornalisti. Tema: la carne, mangiarla o no? Fa bene, fa male? A sollevare la polemica ci ha pensato Camillo Langone sul Giornale che ha difeso l’iniziativa odierna della Coldiretti che ha organizzato un convegno a Torino a difesa del consumo di carne con annessa braciolata. A fine articolo, la stilettata contro la giornalista veg:

Purtroppo temo che questi argomenti non possano convincere ad esempio una Giulia Innocenzi, che a ogni apparizione televisiva fa chiudere una macelleria: lei e il suo pubblico di signorine benestanti che comprano il tofu con la carta di credito di papà non si preoccupano dei disoccupati, si preoccupano del loro ombelico coscienziale. Ma è cosa buona e giusta questa sortita che finalmente mobilita la bistrattata maggioranza silenziosa degli onnivoristi: da oggi la braciola la mangeremo in piazza, patriottici e fieri.

Lei, vegana con qualche incursione vegetariana (a cena fuori mangia formaggi o uova), risponde per le rime su Facebook:

Dopo essersi distinto a Fuorionda come fine estimatore dell’uccisione degli animali, senza però aver mai ammazzato neanche una formica, Camillo Langone torna a farsi sentire nel giorno delle “Braciole alla riscossa”, giornata in difesa della carne promossa oggi dalla Coldiretti. Prima si inerpica in una difesa della cultura contadina, contrapposta a quella urbana, perché sarebbe l’unica in grado di difendere “l’aggredita identità italiana”. Poi attacca la sottoscritta, “che a ogni apparizione televisiva fa chiudere una macelleria: lei e il suo pubblico di signorine benestanti che comprano il tofu con la carta di credito di papà non si preoccupano dei disoccupati, si preoccupano del loro ombelico coscienziale”. Caro Langone, la cultura che lei difende ha ben poco di contadino e ancora meno di identità nazionale, visto che almeno l’80% della carne in circolazione viene dagli allevamenti intensivi, realtà produttiva importata dagli Stati Uniti e che si è imposta nel nostro paese negli anni Ottanta. Per quanto riguarda la sottoscritta, non mi lusinghi troppo attribuendomi la chiusura di macellerie. Per il momento mi accontento anche di una riduzione dei consumi, che avviene pure senza il mio aiuto (1600 vegetariani in più al giorno). Il tofu lo compro con i miei soldi (sa che le donne in Italia possono lavorare? Aspettiamo la sua prossima battaglia di civiltà per mettere fine anche a questo abominio), preoccupata non tanto del mio “ombelico coscienziale”, piuttosto di non partecipare a un sistema che infligge sofferenze e torture agli animali solo per fare un briciolo di profitto in più. Per quanto riguarda il rischio di avere disoccupati del comparto, brandire braciole in piazza non serve a ‘na mazza. Perché non suggerisce piuttosto di migliorare le condizioni degli animali negli allevamenti? E’ l’unica cosa sensata per fermare la fuga dei consumatori dalla carne.