Blitz quotidiano
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Camorra. Omicidio sbagliato, stipendio tagliato: 800 no 3000

NAPOLI – Uccisero l’uomo sbagliato, un innocente, ma comunque il loro dovere di killer lo fecero. Per questo pretesero il compenso, anche se alla fine il mandante pagò meno del concordato: 800 euro anziché 3000. E’ la storia, goffa e grottesca se non fosse tragica, dell’uccisione di Salvatore Barbaro, giovane cantante locale che venne ucciso nel 2009 dalle parti di Ercolano. Omicidio con modalità di camorra, con un particolare all’inizio inspiegabile: il povero Salvatore non aveva proprio nulla a che fare con la malavita, aveva una vita specchiata.

Il fatto venne ricostruito grazie all’inchiesta e al pentimento di una donna: i killer sbagliarono persona. O meglio, l’errore lo fece lo “specchiettista”, colui che riconosce la vittima e dà il segnale agli assassini. Ne parla il Corriere della Sera:

Ma ora che per l’omicidio di Salvatore Barbaro sono state arrestate quattro persone, scopriamo dalle carte dell’inchiesta anche un altro particolare, agghiacciante quasi quanto la morte di un innocente. Per quell’omicidio il mandante — che secondo una collaboratrice di giustizia sarebbe stato il boss Natale Saurino — aveva concordato con i killer un pagamento di tremila euro, ma poiché uccisero la persona sbagliata ne sborsò solo ottocento, insensibile alle proteste di quelli, che si ritenevano immuni da colpe visto che loro il lavoro lo avevano fatto e l’errore era dovuto solo a chi aveva «dato la battuta», come si dice in gergo.Noi rabbrividiamo di fronte a tutto questo, e invece per quella gente una logica c’è. I killer rivendicano l’impegno, il rischio e magari pure le spese di proiettili, usura armi e cocaina per l’immancabile sniffata che infonde coraggio; il mandante impone la decurtazione perché comunque «mutanda ‘e fierro» è ancora vivo, ma un «rimborso spese» lo riconosce ugualmente, fosse solo per magnanimità di boss. È una logica di miseria morale, di tragica ferocia e di sgangherata ferocia. Appunto: una logica di camorra.