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Cantone scarica Saviano: “Non lo capisco più”. E Gomorra…

ROMA – Cantone scarica Saviano: “Non lo capisco più”. E Gomorra… “Siamo entrambi un po’ puntigliosi, non ci vediamo più”. Così il presidente dell’Anac (anti-corruzione) Raffaele Cantone a proposito dei suoi rapporti con Roberto Saviano. “Continuo a volergli bene ma non accetto questa sua tendenza nichilista” ha spiegato intervenendo al Festival Economia di Trento.

“Come si fa a dire ‘non credo nella giustizia credo alla bontà’? E’ una frase che fa rabbrividire, lascia perplessi”. Quanto a Gomorra “è un prodotto eccellente ma di fantasia, si fa una operazione commerciale non corretta perché Napoli” non è assolutamente come viene rappresentata in Gomorra. “Alcuni quartieri romani – ha concluso – non sono meno pericolosi di certi quartieri di Napoli”.

Fatte salve la forma e un certo rispetto obbligato per lo scrittore costretto a esser seguito dalla scorta, la presa di distanza dello “sceriffo” Cantone dal “martire” Saviano non poteva essere più plateale. Non sono in discussione l’importanza del primo “Gomorra” né il contributo di Saviano a far conoscere una certa realtà criminale. In discussione è il “marchio” Gomorra, opera di fantasia che trae però dalla suggestione originale un’autorevolezza di verità che non possiede. E’ pura fiction.

Anzitutto è innegabile il rischio che la serie televisiva con il suo successo internazionale trasmetta la convinzione che Napoli sia tutta come i vicoli senza speranza dove agiscono Genny e Ciro. Dovunque io vada, in Italia e all’estero, mi accorgo dalle domande che mi vengono rivolte come molti credano che quella sia l’unica realtà di Napoli. No, non è così. E lo posso sostenere non solo perché mi sono occupato di camorra per dieci anni come pubblico ministero ma soprattutto perché, a differenza di molte delle persone che sono intervenute nel dibattito su Gomorra, io continuo a vivere con la mia famiglia in quei territori, in una zona ad alto tasso di presenza criminale. È la mia esperienza diretta e quotidiana che mi permette di affermare che la Campania non è tutta Gomorra. (Raffaele Cantone, La Repubblica)