Blitz quotidiano
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Caporalato, 11 arresti tra Firenze e Modena: sfruttamento anche nella tenuta di Sting

FIRENZE – Lavoro in nero nelle aziende agricole tra Firenze, Prato, Modena e Perugia. Una organizzazione accusata di caporalato è stata sgominata la mattina del 13 ottobre in una vasta operazione coordinata dalla Procura di Prato. Sono 11 le persone in arresto, di cui 5 ai domiciliari, e si tratta di cittadini italiani e pachistani che sfruttavano extracomunitari e li costringevano a lavorare in condizioni pessime e tra le tenute agricole spunta anche quella di Sting nel Chianti, ma il cantante non sapeva della presenza di lavoratori in nero.

Secondo le accuse, centinaia di richiedenti asilo sarebbero stati reclutati per lavorare a nero in alcuni terreni e fattorie del Chianti, in particolare in quelle della ‘Coli spa’, azienda con sede a Tavarnelle Val di Pesa, vicino Firenze. Un gruppo di pachistani, guidati da Tariq Sikander, secondo la procura per oltre cinque anni (dal 2011 al 2016), avrebbe reclutato centinaia di extracomunitari e la ‘Coli’ avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella vicenda. Tre amministratori della società sono agli arresti domiciliari: l’ipotesi di reato è “associazione a delinquere finalizzata all’acquisizione di manodopera clandestina”.

Secondo gli investigatori, che avevano avviato le indagini la scorsa primavera dopo la segnalazione di due lavoratori sfruttati, gli amministratori della Coli spa erano “protagonisti e mandanti del sistema di reclutamento degli extracomunitari”, come ha spiegato dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi. Le accuse, a vario titolo, sono di intermediazione illecita nel reclutamento di cittadini extracomunitari, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, interramento di rifiuti speciali, emissione di fatture false, ostacolo alle indagini e frode in esercizio del commercio.

Lo sfruttamento di manodopera in nero sarebbe avvenuta anche nell’azienda agricola di Sting, situata tra le province di Firenze, Siena e Arezzo, anche se la star non era a conoscenza delle irregolarità che si verificavano nella tenuta. Nel corso di una conferenza stampa il sostituto procuratore Antonio Sangermano, titolare dell’inchiesta, si era limitato a spiegare che gli inquirenti

“erano stati informati del fatto che alcuni di questi lavoratori avrebbero prestato la propria opera nei terreni di una famosa star internazionale che però era all’oscuro di tutto e non era presente. Abbiamo verificato tutto con scrupolo ed escludiamo nel modo più assoluto ogni sua responsabilità rispetto ai fatti in oggetto”.