Blitz quotidiano
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Caprotti, testamento politico: “Mai una Coop, paese cattocomunista”

ROMA – Caprotti, nel testamento la clausola: “Esselunga mai con le Coop”. Caprotti, nel testamento la clausola: “Esselunga mai con le Coop”. Fedele alla battaglia di una vita (seconda solo all’invenzione della grande distribuzione in Italia), Bernardo Caprotti ha inserito nel testamento una clausola definitiva per impedire che Esselunga possa diventare dopo la sua dipartita un satellite del pianeta Coop.

Se, date le circostanze, ha dovuto rinunciare alla conduzione familiare e all’italianità dell’azienda, il principio “mai con le Coop” è il suo ultimo graffio nella trentennale lotta con il mondo cooperativo concorrente. Leggiamo nelle ultime due righe del testamento (ne ha preso visione La Repubblica): “Attenzione, la società è privata, italiana, soggetta ad attacchi. Supermarkets Italiani può diventare una Coop. Questo non deve succedere”. Italianità? Meglio di no, “questo Paese cattolico non tollera il successo”, era la sua idea.

Bernardo Caprotti ha disposto tutto per filo e per segno: primo ha assicurato ai figli di primo letto Giuseppe e Violetta la quota legittima che per legge gli spetta per evitare che possano fare causa e dilaniare l’azienda. Il controllo l’ha lasciato alla moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina. Dovranno traghettare Esselunga verso una collocazione che passerà giocoforza dagli appetiti internazionali nei riguardi dell’azienda: “Ahold (colosso olandese della grande distribuzione, ndr) sarebbe ideale. Mercadona (rivale spagnolo) no”.

“Ho preso una decisione di fondo per il bene di tutti. In primis le decine di migliaia di persone i cui destini dipendono da noi ma anche per una relativa pace familiare. Almeno non ci saranno le lotte, o saranno inutili, le aziende non saranno dilaniate”.