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Carabiniere chiede la Legge 104 per assistere la madre: non sarà trasferito

GENOVA – Per l’Arma dei carabinieri la legge 104 per l’assistenza familiare non è valida. Se devi assistere un tuo parente stretto, infatti, il corpo dell’arma viene prima. Il Tar di Genova però ha ribaltato questa consuetudine, stabilendo che è un diritto del carabiniere che ha presentato il ricorso per assistere la madre malata ad essere considerato prima di tutto un lavoratore. Per questo motivo l’uomo e agente non sarà trasferito e potrà rimanere al fianco della madre, godendo della legge 104 per l’assistenza familiare.

Marco Grasso su Il Secolo XIX scrive che a presentare il ricorso è stato il capitano Giacomo Ravo, della compagnia di San Martino, quando gli è stato imposto dal comando generale il trasferimento nel paesino di Canelli, in provincia di Asti. Un trasferimento coatto che avrebbe impedito al carabiniere di assistere la madre malata e così il capitano, molto stimato per le sue attività di investigatore, ha deciso di richiedere il riconoscimento della legge 104 per il suo caso e si è rivolto al Tar di Genova, che il 7 ottobre ha stabilito quanto segue:

“«Ritenuto che le esigenze cautelari esposte appaiono rilevanti, atteso il documentato stato di salute della madre dell’interessato – si legge nel provvedimento – Non è infatti contestato che l’ufficiale ricorrente fruisca da tempo di taluna delle agevolazioni introdotte dalla normativa sull’assistenza ai familiari infermi. Ciò chiarisce la natura generale della disciplina in questione, della quale può ovviamente fruire anche un ufficiale dell’Arma dei carabinieri. Per queste ragioni il Tribunale amministrativo regionale per la Liguria accoglie in parte la domanda cautelare e per l’effetto sospende il trasferimento dell’ufficiale, mandando all’amministrazione per l’individuazione di una possibile sistemazione alternativa a Genova»”.


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