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Carabiniere convive ma non è sposato: stop alla carriera

ROMA – Un carabiniere ha subito uno stop alla carriera, considerato legittimo dai giudici, perché convive con una donna senza essere sposato. Un comportamento considerato deplorevole e lesivo della dignità dell‘Arma che rappresenta. Succede, nel 2016, a un militare che ha anche tentato un ricorso, perdendolo. Una vicenda riassunta dal Giornale:

Il festival del bigottismo lo ha vinto il Tar del Lazio: con una sentenza fresca di stampa i giudici amministrativi laziali hanno certificato che la carriera professionale può subire un legittimo stop se si indossa una divisa e si prende casa con una compagna. Insomma, tempi bui per militari e appartenenti alle forze dell’ordine: pochi mezzi, risorse scarse, stipendi da fame ed ora l’obbligo della castità dei costumi.

La vicenda considerata riguardava un sottufficiale della Benemerita, in servizio a Bologna, che s’era visto negare una promozione. Per anni aveva vissuto con una donna senza sposarla. E sebbene l’amore tra i due fosse peraltro sfiorito, la commissione esaminatrice s’era mostrata impietosa: niente mostrine con binari. Alla base della valutazione, le qualità morali del brigadiere. Stroncato da quel rapporto sentimentale, ritenuto di contrabbando per i regolamenti (vetusti) delle forze armate, e pertanto punito con due giorni di consegna semplice, «per violazione dell’obbligo di contegno nella vita privata». Farlo avanzare di grado avrebbe significato, sentenzia adesso il Tribunale amministrativo, «indurre la cittadinanza a ritenere premiato un militare dalla condotta non esemplare». Più o meno la tesi sposata già nel 2008 dalla Corte di Cassazione: i carabinieri, come gli appartenenti alle forze armate, argomentavano gli ermellini, «sono chiamati ad una condotta esemplare a salvaguardia del prestigio del corpo di appartenenza.

Della stessa opinione il Consiglio di Stato, in campo qualche mese più tardi per respingere il ricorso di un vicebrigadiere trentino la cui unica colpa era di corteggiare una seducente barista: i due tubavano al bancone come piccioncini e i clienti, indispettiti dai ritardi nel disbrigo delle ordinazioni, protestavano con il gestore. Che alla fine, con le sue lamentele recapitate direttamente alle alte sfere, aveva ottenuto che il giovane gendarme innamorato si prendesse tre giorni di consegna. Dunque, l’immagine sopra ogni cosa. Pure per questo, nel 2010, il comandante del Nucleo radiomobile di San Donà di Piave era stato trasferito a Mestre. «Incompatibilità ambientale», sintetizzava burocratico il Comando regionale nel provvedimento. Poi impugnato davanti al Tar Veneto ma puntualmente confermato: il maresciallo aveva lasciato la moglie per un’altra donzella, ma non s’era mai premurato di separarsi formalmente dalla ex. Perciò era da punire: «La vicenda è sfavorevolmente commentata in pubblico e la situazione, seppur nata da questioni private, potrebbe degenerare in manifestazioni lesive del prestigio dell’Arma».