Blitz quotidiano
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Carabinieri arrestano lo spacciatore e i genitori protestano

ROMA –  I Carabinieri arrestano uno spacciatore a scuola e i genitori, invece di ringraziare i Carabinieri, si uniscono agli studenti e protestano. Simbolo di una Italia che va alla rovescia, l’episodio è riferito dal Messaggero:

“Un gruppo di studenti e di genitori hanno contestato l’ingresso dei carabinieri nell’istituto e i capi dipartimento del liceo definiscono questo un atteggiamento «inconcepibile». Ed esprimono in una lettera la loro indignazione. «Ciò che sgomenta e indigna come persone prima che come docenti è l’accesa reazione che alcuni studenti e alcuni genitori hanno avuto dopo il controllo e il fermo di uno studente. È sconcertante come si possa confondere la causa con l’effetto, l’intervento delle forze dell’ordine è la conseguenza di fenomeni allarmanti che, evidentemente, nonostante il nostro impegno, continuano a manifestarsi».

L’antefatto è del 22 marzo 2016 quando i  Carabinieri si sono presentati al Liceo Virgilio in via Giulia, una delle strade più intense e romantiche di  Roma, dove hanno arrestato uno studente con l’accusa di spaccio e hanno fermato altri minorenni nell’ambito di  una indagine legata allo spaccio e alla detenzione di stupefacenti.

Ricorda l’agenzia Ansa che

“nell’aprile del 2014 erano stati sei gli studenti finiti nel mirino dei carabinieri perché scoperti a spacciare nel cortile del liceo durante l’ora di ricreazione. L’operazione dei Carabinieri era scattata al termine delle indagini avviate un anno prima su segnalazione del personale dell’istituto. I carabinieri hanno osservato a lungo quanto succedeva durante l’ora di ricreazione nel cortile del liceo, raccogliendo video e prove schiaccianti ai danni degli studenti, due minorenni e quattro maggiorenni, che smerciavano hashish e marijuana a scuola. Due degli indagati, un maggiorenne e un minorenne, erano stati già arrestati in passato perché colti in flagranza di spaccio droga proprio vicino al Virgilio”.

Di fronte a questo fior di brava gente, scrivono alcuni giurassici,

“è a dire poco sorprendente che i genitori, alcuni organi di stampa e i politici anziché affiancare la scuola distolgano l’attenzione in modo strumentale con l’unico fine di discreditare i dirigenti scolastici, il nostro dirigente e tutti i dicenti. Ciò che riesce a fare notizia è che le forze dell’ordine abbiano varcato la soglia di una scuola per fermare lo spaccio di stupefacenti e non il lavoro che facciamo in questo istituto per sensibilizzare gli studenti verso problemi come la dipendenza dall’alcol e dalle droghe. Le scuole hanno bisogno di supporto di fronte a quella che si configura come una emergenza sociale.

Come è possibile che “un’azione che dovrebbe tutelare la salute degli studenti, che avviene a valle di un’attività di sensibilizzazione da parte della scuola, sia vista esclusivamente come attività di repressione. Un ulteriore motivo di rammarico è che le accuse ingiustamente riversate sull’istituzione scolastica privilegino i pochi coinvolti, trascurando la stragande maggioranza degli allievi del Virgilio, che dai tentativi di difendere la legalità non possono che trarre giovamento”.

Invece, come scrive il Corriere della Sera, un gruppo di studenti si è messo in marcia

da via Giulia «per raggiungere piazzale Clodio», in concomitanza con il processo per direttissima a Luca Giordano, il diciannovenne arrestato dai carabinieri per spaccio di hashish nel cortile della scuola, e forse «per andare all’Ufficio scolastico regionale» in viale Manzoni. A guidarlo è il Collettivo degli studenti del liceo Virgilio mobilitato dopo l’intervento dei militari dell’Arma impegnati in un’operazione antidroga all’interno della scuola durante la quale sono stati identificati altri 6 alunni e le loro abitazioni perquisite nell’ambito di un’indagine scattata nel 2014″.

Giordano è stato sorpreso da due investigatori in borghese della compagnia Roma Centro a vendere droga a un compagno di scuola minorenne durante la ricreazione (immagini della videosorveglianza confermano lo scambio droga-soldi) ma gli studenti, con argomenti che echeggiano il disastroso ’68, eccepiscono così:

“Non difendiamo il fatto che si spacci dentro una scuola, perché è sbagliato, ma che in un luogo di crescita e di formazione, invece di parlare della dipendenza dalle droghe si ricorra all’intervento delle forze dell’ordine”.

Poi, col birignao tipico borghese,

“criticano i metodi usati dai carabinieri, che «hanno chiamato per nome diversi ragazzi perquisendoli, poi durante la nostra contestazione ne sono entrati altri sette in divisa che si sono fatti spazio a forza di spintoni e spallate»”.

La preside replica che ogni volta che si parla di questa grande scuola è

“solo per le strumentalizzazioni di una minoranza di persone. Ho il sospetto che subiscano forti pressioni esterne perché hanno comportamenti e atteggiamenti violenti. Il clima era surreale, con cori da stadio contro di me e i carabinieri. Sì, è vero mi sono chiusa a chiave in ufficio, urlavano come ossessi. Gridavano: «Riprendiamoci la scuola!», come se la scuola non fosse un pezzo di Stato – come un ospedale o un ufficio postale -, dove le forze dell’ordine, se lo ritengono necessario, possono, anzi devono intervenire”.